Castagne, tra gli alberi i frutti

Castagne, tra gli alberi i frutti

Tra gli alberi che aspirano al cielo, tra le prime foglie secche tappeto per piedi sicuri, ricci spinosi racchiudono semi preziosi, castagne.

Nel castagneto tra i monti della Basilicata, raccoglierne si può nelle giornate di fine ottobre e di novembre, respirando aria salubre e profumi inaspettati. L’agrifoglio dalle bacche rosse ricorda che manca poco al Natale.

Una gita ancora possibile prima che tutto si abbandoni ad un iniquo confinamento, con le sagre vietate, e i ‘rifugi’ inginocchiati a richiamare presenze. In questo posto cosi silenzioso, il calpestio delle foglie ricorda quanto sia lieve il soffio della vita. Un fungo osserva un riccio che gli è piombato accanto liberando all’impatto una deliziosa castagna. Altre hanno trovato un letto sulle foglie dove riposare, pronte per essere raccolte, per riempire piccole ceste da portare a casa, ricordo da gustare accanto a un caminetto con il fuoco acceso.

All’ombra degli alberi che nascondono il sole allo sguardo, i ricci pungenti mostrano un lato aperto, sottrarre castagne è un gioco rilassante, mangiarne una è affondare morso in una storia antica che richiama alla memoria letture di autori greci e latini.

Con il sole alle spalle la via del ritorno è un lento osservare sfumature di verde cedere spazi a grigi edifici. Tra le mura domestiche un solo pensiero come consumare il delizioso frutto. Crude, cotte al forno, con un risotto o un dolce come il castagnaccio, semplicemente incise ed arrosto? Affondarle in una tazza di cioccolata fondente calda non è piacere per tutti i palati.

Una tira l’altra, e l’ultima non è mai tale, finché non si arriva al fondo e allora ancora sopraggiunge in aiuto alla memoria il profumo intenso del castagneto e il sostare senza alcun pensiero se non quello di raccogliere frutti.