Fico secco, l’estate in inverno

Fico secco, l’estate in inverno

Quando sugli alberi abbondano i fichi, pensare di mangiarli tutti è impossibile, o almeno improbabile, poi maturano in fretta, in pochi giorni.

Capita che pur avendone donate ceste intere a parenti ed amici, l’albero sia ancora pieno, stagione favorevole, certo, ma non è un bello spettacolo vederle cadere giù al suolo, impattare con il terreno e osservare la polpa spiaccicarsi.

Meglio raccoglierle, tagliarle con un coltello nel mezzo dal peduncolo fin giù e con molta attenzione lasciare le due metà unite da un tratto comune. I fichi aperti troveranno nuova dimora su un letto di canne, ‘cannizzi’ e riposeranno, di tanto in tanto verranno capovolte. Quattro cinque giorni sotto il sole di agosto o di settembre, per osservare un lento processo di essiccazione, via le parti liquide, la polpa del frutto rinsecchisce così come la buccia.

Ed anche così conservano un loro fascino, con i fiori privi di vita immortalati in disegni immaginari. Ecco le distese di fichi secchi, riempire cortili. Essiccazione naturale, che non basta a conservare. Con mandorla nel mezzo, con noce o arancia, le due metà richiuse, in forno moderno, un tempo in quello in pietra dopo la ‘cotta’ di pane, e poi nei barattoli con foglie di alloro che le quantità non sono quelle di quando si riempivano ‘padali’.

Riserve per l’inverno, passatempo da mettere sotto i denti, quando un piccolo languorino si avverte nello stomaco. Prima alimento utile da portare in tasca nelle lunghe giornate di fatica, buoni all’occorrenza.

Che profumo, che emozione aprire il barattolo in una uggiosa giornata di novembre, sentire l’estate, il canto di una cicala nel pomeriggio.  Fico secco ricordo di mare.