Vite, il dono di un grappolo

Vite, il dono di un grappolo

Ti accoglie con grappoli generosi questa vite che si arrampica di anno in anno su questo moderno pergolato. Ignoro il suo nome.

Bianca come la Vittoria, ma gli acini rotondi tradiscono un'altra provenienza, Italia o Regina. Qui dove le campagne sono immense distese di vite a spalliera sotto i tendoni di plastica, qui dove si spera non arrivi la grandine, qui dove raccogliere è solo l’ultimo gesto di un lavoro lungo un anno, qui tu cresci incontaminata.

Sotto questo pergolato hai poche cure, solo un abbondante potatura nel mese di maggio quando le porte della dimora estiva si aprono ai villeggianti. Eppure ogni anno ti ritrovo più bella, più rigogliosa e resistente, affronti il caldo torrido e il vento bizzarro di tramontana che ti porta salsedine e odori di ignoti mari.

I tuoi grappoli non sono modellati da esperte mani, sono selvaggi come te, che sotto il sole di agosto prometti bontà fino a metà settembre. Nelle campagne la raccolta è già iniziata, grappoli di uva da tavola bianca e nera hanno intrapreso le strade della distribuzione. Per i vigneti da vino è ancora presto, non è tempo di vendemmiare.

Recido con una forbice il raspo, il grappolo riempie la mano, un chicco d’uva dolce e morbido, che bontà. Ne offro a Ettore e Fulmine, cane e gatto, che disdegnano il mio invito. Anna la tartaruga è perplessa, preferisce l’insalata.  Sorrido, un grappolo tutto per me.

Mentre il sole annuncia una nuova calda giornata, Vittorio Bodini mi ricorda che “Un contadino catafratto spruzza/ d’azzurro le sue viti: / se ne tinge il vento/ capelli e dita per gioco”.

Ma qui tu, vite, hai solo la terra e l’acqua per crescere e un cielo immenso che non riserva sorprese, non a te, saggia, che di anno in anno, cresci sognando altezze inaspettate. Una piccola rondine che non conosce stagioni vorrebbe assaggiarti. La spavento con un secco rumore di mani che si toccano. Mi regali un altro grappolo?