Pittule, è pranzo di vigilia

Pittule, è pranzo di vigilia

Vigilia di festa, vigilia di Natale, corsa frenetica all’ultimo acquisto, nei negozi mercanzie di ogni genere, traffico in tilt. E nelle dimore?

Fervono preparativi. Pranzo della vigilia, crudo di mare immancabile sulle tavole dei baresi, ostriche, tagliatelle, cozze pelose, per tutti i gusti e per tutte le tasche. Nel Salento trionfo di pittule e stoccafisso. “Le pittule c’è suntu me sai dire, nu picca de farina ammienzu all’ejju, ma lu Natale nu se po sentire se mancanu le pittule, lu meju” , recitano i versi di Franco Lupo. Ed ecco l’impasto pronto, farina acqua sale e lievito madre, fresco per crescere. L’impasto si prepara la sera, prima di abbandonarsi al sonno, e poi la mattina si ‘cresce’. Si preparano gli ingredienti da metterci dentro, cavolfiore lesso, peperoni piccanti tenuti una stagione sotto il peso dei massi di mare, pomodori e acciughe, capperi e mozzarelle, cose di sempre e nuovi sapori per accontentare nipoti. Lo stoccafisso invece sarà adagiato tra sponzali e pomodori, basilico e prezzemolo, in una terrina in creta da posare sul fuoco lento di un camino acceso. Che il ricordo resta tale, anche quando si vuol dimenticare, che la tecnologia migliora la vita ma non il sapore della tua memoria. L’olio extravergine di oliva raggiunge la temperatura ideale ed ecco porzione di impasto immergersi fino a dorare. Pittule, buone calde, una dopo l’altra, tra un bicchiere di vino e un sorso di acqua. Che bontà, tutto è un restare in attesa della successiva ‘cotta’, nuove versioni da giudicare, riempiendo bocca e stomaco come se non ci fosse domani, Natale. Ora e qui, piccole e dorate, le pittule ti ricordano che basta poco per sentirsi a casa, basta poco per essere felici, mentre nel cielo una nuvola magrittiana corre via lasciando sereno, azzurro cielo, come i pensieri della vigilia, di festa.