Pane & Acqua

Club sandwich, questione di gusto

Club sandwich, questione di gusto

Quando le strade brulicano di persone troppo affannate nella ricerca del regalo da mettere sotto l’albero, può capitare di avere un dubbio.

All’ora di pranzo restare in giro per la città mangiucchiando qualcosa o far pronto ritorno a casa? Nella prima ipotesi il problema è focalizzare l’attenzione su una pietanza appetitosa, soddisfacente e rapida. Non il solito toast che spesso risulta indigesto, non la tipica focaccia barese né un succoso panzerotto. Qualcosa di più corposo, che possa sviluppare più abbinamenti, più possibilità, più interpretazioni. Ci vorrebbe un club sandwich! Una di quelle invenzioni degli statunitensi, ricche di grassi ma che se mangiati una volta ogni tanto possono dare infinite soddisfazioni. Pan tostato e nel mezzo pollo, porchetta, prosciutto, formaggio, verdure, pomodori, salse, rucola, non c’è limite alle possibilità. Veloce, rapido, sostanzioso, godurioso, per tutti i gusti, dai più semplici agli audaci. Sì tanti grassi e calorie, ma sfidare la folla per strada prima delle festività richiede impegno che va ripagato.

Pare sia nato dalla fantasia dello chef dell’Union Club di New York. Il primo documento che menziona il sandwich è del 1889, e dalla variante con il pollo si è poi passati a quella con il tacchino. Oggi esiste la variante vegana, quella vegetariana, quella extra lusso con caviale e scaglie d’oro. E poi davvero ci si può mettere di tutto, anche patate fritte e nutella, salame e mortadella, burrata e pancetta, mozzarella e porchetta.

Club sandwich, difficile mangiarlo in un sol boccone, meglio gustarlo morso dopo morso, sentire sulle papille i gusti degli ingredienti, per poi tornare a prendere d’assalto i negozi alla ricerca del regalo perfetto.

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