Gallipoli, bellezza ionica

Gallipoli, bellezza ionica

Fa freddo a Gallipoli, nel primo giorno dell’anno. Esplode il pupo, in cartapesta, pieno di botti, come da tradizione.

Fuochi d’artificio alle spalle della stazione. Suona l’Orchestra Popolare La Notte della Taranta. E in questo freddo che ti entra dentro, col vento che ti taglia lo sguardo, ripensi ai lamenti e lamentele per i 35 gradi dell’estate scorsa, quando qui a Gallipoli, camminavi per il centro storico, tra le mura, tra i vicoli e le botteghe, turisti in cerca di souvenir. Come è diverso il suo centro storico, vissuto, animato, abitato, da tanti altri che hai visto, bomboniere da mostrare. Ne hai osservato le pietre e le dimore, il castello e i palazzi, per poi scendere al porto, il rientro dei pescatori sui pescherecci, i gamberetti rosa al mercato e poi ancora turisti nelle moderne friggitorie.

C’è una cordialità inattesa in questa città affacciata sul Mar Ionio in grado di ospitare turisti provenienti da ogni dove, fino ad un anno fa, comitive di ragazzi in cerca di sano divertimento, sulle spiagge bianche e le acque cristalline. Le serate a Parco Gondar, come le nottate, ma sono solo ricordi. Resta ben poco delle distese di materiale umano, ballare ad ogni ora. Altrove, lontano da qui, dall’angolo remoto del Salento, per altre mete, per altri lidi.

Fine divertimento, resta Gallipoli, palazzo di vetro a sigillare un netto passaggio tra mura storiche e scempi recenti, è bello anche questo in questa città. Dalle Chiese alle fontane, dai palazzi signorili, ai tanti frantoi ipogei, che Gallipoli era capitale del mercato dell’olio lampante, alle spiagge. Domina il bianco e giallo di pietra e sabbia, l’azzurro nitido del cielo.

Un gatto nero pesca in una pozza tra gli scogli un pesce rimasto imprigionato, dopo la mareggiata.