S.S. 275, benvenuti all'inferno

S.S. 275, benvenuti all'inferno

Lecce-Leuca statale da incubo

Vi è mai capitato di dover raggiungere Santa Maria di Leuca? Se un giorno vi si dovesse presentare questa necessità sappiate che tra le proposte del vostro navigatore, tra gli itinerari suggeriti, ci sarà lei, la mitica 275.

Quella strada statale che collega Lecce a Leuca attraversando negli ultimi 25 chilometri quei paesi che solo la provincia Salentina può restituire intatti negli anni: Montesano Salentino, Lucugnano, Alessano, Montesardo, Gagliano del Capo.

E se nei mesi invernali sentirete gli ammortizzatori delle vostre autovetture recitare rosari implorando pietà per le buche e i tergicristalli piangere disperati perché è inutile lottare con le bordate d’acqua che arrivano feroci, nelle domeniche e nella lunga stagione estiva sarete voi a implorare il cielo che vi dia un paio d’ali per lasciare tutto e volare via, lontano.

E sì che la 275 è strada statale per duri di cuore. Scordatevi le velocità da crociera con il piede sull’acceleratore che di veloce  come il vento lungo quella strada c’è solo la morte, pronta ad ogni curva ad ogni innesto.

E non distraetevi alla guida: Lecce e i due palazzi di vetro stridenti con il campanile del duomo nello specchietto retrovisore e il sud di fronte a voi, con la discarica e il centro commerciale di Cavallino, degrado post urbano, ad accompagnarvi fino a perdere lo sguardo tra le campagne arse e il campanile di Sternatia, ed ancora zone industriali del nulla e via di freno che il primo restringimento di carreggiata vi aspetta all’incrocio per Corigliano.

Cavolo, scendete sotto i 90 chilometri orari che il recentissimo autovelox di Melpignano non perdona e no, non accelerate, che capita sovente di incontrare la polizia municipale prima dello svincolo di Cursi. Pochi chilometri ancora e poi inizia l’inferno.

Eccole le quattro corsie diventare due. Da Scorrano in poi. O sì, rassegnatevi, state dietro, non azzardate sorpassi che tanto sono due code interminabili che viaggiano in senso opposto.

Se avrete superato indenni il tratto fino a Nociglia,  ecco che arriva il peggio: nelle ore di punta la coda di auto che procede alla velocità di un metro l’ora per il grande parco commerciale di Surano.

Ed ora sì che non è momento di distrarsi, occhi fissi alla strada e alle spie che segnalano la temperatura dell’acqua. Che qui c’ è da lasciarci motori e rompere compressori dei condizionatori. Perché in questo lembo di terra è sorto ciò che non ti aspetti, centri commerciali gestiti da cinesi, tre in cinquecento metri, e un altro capannone non ben definito dove di giorno in giorno aumentano i tendoni sotto i quali trovano riparo merci di tutti i generi che qui davvero non si capisce cosa puoi trovare: fiori accanto alla frutta, televisori accanto agli slip, alimenti accanto a cibi per gatti, attrezzi da giardino e casalinghi, divani e materassi, carne di maiale affumicata e vasetti di angurie sotto spirito dalla Romania.

Che questo non è uno spot, è per avvisarvi che in quella striscia di 500 metri vedrete folle familiari abbandonare l’auto sul ciglio della strada e passare da un capannone all’altro a piedi. Ve li troverete sulla strada, nessun bagaglio logoro sul marciapiede, ma sacchetti di plastica e pacchi sotto il braccio. Come se fosse normale.

Come se fosse normale nel 2019 non avere una strada statale degna di questo nome e che poi uno dovrà pure spiegare perché alcun intervento viario è stato previsto prima di rilasciare concessioni.

Mi sono distratta, vero, volevate andare a Leuca.

Andate, andate, attenti però che la strada è sempre a due corsie e adesso viene il bello due rotatorie e due semafori in un chilometro e poco più in quel di Montesano. Solo code. Code. Un po’ di strada libera ancora un semaforo e ehi frenate che davanti ai vostri occhi appare lui, il rondò nel nulla, che neanche il tifoso più accanito di ciclismo ne ha visti di così inutili e immensi seguendo in tv il Tour de France. E poi ancora paesi e semafori, paesi e semafori.

E finalmente il mare, sì ci avrete messo quasi 100 minuti per 80 chilometri  ma volete mettere il fascino di Punta Ristola? Che questo è sostenere il turismo: una strada che aspetta il raddoppio, un’opera finanziata per un lungo tratto, un esproprio avviato e poi punto e a  capo, tutto da rifare. Chè domani i nostri figli voleranno e di strade più bisogno non avranno.