Viva l’Italia che non ha paura

Viva l’Italia che non ha paura

Le bandiere sventolano sui palazzi delle Istituzioni, quei palazzi sempre più inaccessibili, più lontani. Sventolano sui portoni chiusi.

Tricolori per la festa della Repubblica, la festa del 2 giugno, e le frecce solcano il cielo. Azzurro.

Azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per me”, ma non è canzone da festa della Repubblica, ci vorrebbe qualcosa di più patriottico, non certo l’inno nazionale. Qualcosa di più entusiasmante che parli di un cielo di un colore più intenso.  “Chi vive in baracca, chi suda il salario chi ama l'amore e i sogni di gloria chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria. Chi mangia una volta, chi tira al bersaglio chi vuole l'aumento, chi gioca a Sanremo chi porta gli occhiali, chi va sotto un treno Chi ama la zia chi va a Porta Pia chi trova scontato, chi come ha trovato na na na na na na na na na Ma il cielo è sempre più blu” cantava Rino Gaetano.

Io sono nato in un dolce Paese dove chi sbaglia non paga le spese dove chi grida più forte ha ragione Tanto c'è il sole e c'è il mare blu. Qui l'amore è soltanto un pretesto con rime scucite tra cuore e dolore per vivere in fretta e scordare al più presto gli affanni e i problemi di tutte le ore”, interpretazione indimenticabile di  Sergio Endrigo. Dolce paese di schiavitù contese per manciate di segni di matita indelebile.

Non basta. Ci vuole qualcosa di più tragico e più cattivo. “Povera patria! Schiacciata gli abusi del potere di gente infame, che non sa cos'è il pudore, si credono potenti e gli va bene quello che fanno; e tutto gli appartiene. Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!”, dipingeva con le parole un quadro realistico Franco Battiato. Era il 1991, qualcosa è cambiato? No, involuzione, ci perdiamo nelle spirali che portano al fondo, e il buffone di ieri sembra essere oggi un complimento.

E se cantassi come Giorgio Gaber? “Mi scusi Presidente non è per colpa mia ma questa nostra Patria non so che cosa sia”, oppure potrei intonare “Parcheggi abusivi, applausi abusivi, villette abusive, abusi sessuali abusivi; tanta voglia di ricominciare abusiva. Appalti truccati, trapianti truccati, motorini truccati che scippano donne truccate … Italia sì Italia no Italia gnamme, se famo du spaghi”, di Elio e le storie tese. Che i problemi sono noti a tutti e il cantare sui balconi non serve più, non unisce più. Il canto di disperazione di tanti si contrappone alla sordità di pochi.

Chiedo aiuto al principe Francesco De Gregori, “Viva l'Italia, l'Italia liberata, l'Italia del valzer, l'Italia del caffè. L'Italia derubata e colpita al cuore, viva l'Italia, l'Italia che non muore. Viva l'Italia, presa a tradimento, l'Italia assassinata dai giornali e dal cemento,  l'Italia con gli occhi asciutti nella notte scura, viva l'Italia, l'Italia che non ha paura”.