Uova di Pasqua, aria di festa

Uova di Pasqua, aria di festa

Io lo voglio bianco. Io al latte. Io fondente. Io con granella di nocciole. Io con sorpresa un peluche, io con un gioco da montare, io con il Monopoli.

Le richieste dei nipoti, amiche e amici, fioccano e non conoscono crisi. L’uovo di Pasqua è la consolazione per il mancato super pranzo della domenica di resurrezione. Richieste non facili da soddisfare. C’è anche chi chiede l’impossibile, un uovo per chi ha voglia di qualcosa di buono. Cavolo esiste anche questo?

Carta rossa, blu, azzurra, gialla, rosa, fantasia. Fiocco in raso, cordoncino in plastica. Le varianti delle confezioni sono macchie di allegria tra il grigiore degli scaffali dei supermercati, sempre uguali a se stessi.

Per i più esigenti ci si orienta su quei produttori di uova di Pasqua dove è preferibile avere una dotazione finanziaria non indifferente. E poi restano le pasticcerie, ordinare un uovo dove la sorpresa la decidi tu, anche le decorazioni, come parole da donare.

L’uovo non conosce età, il piacere del brivido di scoprire la sorpresa è esaltato dal cioccolato che si scioglie sulla lingua. Sempre, anno dopo anno, senza contarli. Guardare un tutorial e farle in casa? Potrei ma non voglio. Rischierei il disincanto da rapimento da packaging.

Io lo voglio di Dragon Ball, ecco la richiesta da ultimo minuto che non avevi preventivato.

Un rapido giro per trovarlo e poi avrò soddisfatto le richieste di tutti. Domenica aprirò il mio e lo farò collegata via internet ai parenti fuori regione, sperando che la sorpresa sia una pandemia che vola via. Potremmo tornare a sognare, pasque condivise con chi si incontra solo nei giorni di festa, con chi vive lontano, chi è bloccato dal confinamento.

Ne apro uno, solo per sapere se è buono, solo per vedere la sorpresa.