L’amore e l’ira di un fiore

L’amore e l’ira di un fiore

Se l’alba di Signac fosse un fiore sarebbe l’ortensia, con i suoi colori soffusi ed evanescenti che si immergono l’uno nell’altro fondendosi.

Un fiore che parla di amori, di miti, infiniti viaggi e trafugamenti.

Un amore non corrisposto che continua a vivere nei palpiti del cuore e in ogni sguardo rivolto a un fiore dai petali raccolti in corimbi.

Hortense de Nassau, figlia del principe di Nassau, non libera di aprire il suo cuore già donato ad un altro uomo, è nei corimbi dai petali pastello del fiore scoperto da Philibert Commerson, naturalista di professione, che viveva delle sue pene d’amor perduto. Era in Cina, dove scoprì il fiore degli Otto Immortali, i trascendenti e santi della dinastia Jin, nell’ennesimo viaggio, tre anni - tra il 1766 e il 1769 - di esplorazioni e incanti con il navigatore Louis Antoine de Bouganvillee, padre putativo della bouganvillea, vista per la prima volta nel caldo e assolato Brasile. 

Di mito si ammanta la storia di un fiore, anche nei nomi attribuitagli.

E se non era amore Ortensia, Hydrangea era l’ira di Idra, mitologica figlia di Tifone ed Echidna, sorella di Cerbero,  Chimera e Ortro, allevata da Era, sovrana dell’Olimpo.

La storia di Ortensia e Hydrangea si intreccia, sorelle nate in due continenti diversi, divise da un oceano unite dalla comune bellezza, dal candore dei loro petali che era malìa per chiunque l’ammirasse. Impossibile resistere a quel soffio di paradiso, al respiro di eterno. Carl Peter Thanberg, allievo di Linneo e Philipp Franz Balthasar von Siebold, la trafugarono dai giardini giapponesi, facendole superare frontiere a quel tempo invalicabili, per giungere sino a noi in Europa.