E la cometa sta a guardare

E la cometa sta a guardare

Quando il venticinque dicembre si avvicina, le strade illuminate dalle vetrine con le loro mercanzie a richiamare l’attenzione.

 Fra le decorazioni dell’albero ecco apparire un pastorello, capretto in spalla, bastone in mano, lui, il pastorello, è pronto per prendere il suo posto che non è mai quello in prima fila che spetta alla sacra famiglia al bue e all’asinello. Poi i tre re Magi che i cultori prima posizionano lontano dalla scena principale, in viaggio con i loro cammelli, per farli inchinare al cospetto del figlio di Dio con i loro doni nel giorno dell’Epifania. 

Il pastore è subito dopo, con un suo collega che spesso suona anche un piffero. Poi i vari mestieri negli scenari tradizionali legati al proprio paesaggio, alla propria idea della rappresentazione della natività. E nel presepe si sa ognuno poi ci mette quel che vuole, profano e sacro, appassionatamente accanto, come in una canzone che parla di una processione.

Dare forma ad un presepe, animarlo è mettersi alla prova, sfidare se stessi. Vette innevate, colline sgangherate, sabbia del deserto, litorali, fiumi, laghi, oasi, città, paesi, scenografie per la scena madre: natività. Maria Giuseppe e Gesù peso di ogni opera creativa, questo il centro in cui tutto converge. C’è chi realizza con le proprie mani ogni singolo pezzo e non si affida ad alcun negozio dove comprare carte con cieli stellati e profili rocciosi, chi lo fa in miniatura con piccole pietre di mare, chi ogni anno ne costruisce uno diverso e chi pone la natività in alto su un presepe a più piani. C’è anche chi raccoglie il muschio sui lastricati solari per non far stare Gesù al freddo e all’umido. E c’è chi da ateo il presepe lo fa lo stesso, perché è sempre bello dare forma ad una idea. In ogni caso ad illuminare il cammino ad indicare la strada, lei, la cometa.