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Paolo Rossi e il mondiale dell’ottantadue

Paolo Rossi e il mondiale dell’ottantadue

Nel 1970 il Brasile vinse la finale dei mondiali di calcio contro l’Italia. Dopo 12 anni, l’Italia agguantò un'altra finale, quella del 1982.

Quella della nostra memoria. Un mondiale sofferto, il primo girone passato con zero vittorie e tre pareggi, ma il gruppo c’era ed anche un bravo allenatore, Bearzot e poi c’era lui, il presidente della Repubblica Sandro Pertini, combattente della resistenza, socialista. E c’era un’Italia che aspettava un risultato da troppo tempo.

Nel secondo girone la storia cambia da tre pareggi a due vittorie contro Argentina e Brasile ed è in questa partita, quella con il Brasile che 12 anni prima ci aveva tolto il Mondiale, che Paolo Rossi segna una indimenticabile tripletta. Sempre pronto in area avversaria ad insaccare la palla in rete, a spingerla con la forza del riscatto con la tenacia del combattente. 3 a 0 e accesso alla semifinale contro la Polonia con la quale non si era andati oltre allo zero a zero nella partita di esordio. Ma in quella semifinale è un’altra Italia che gioca, è quella che ha battuto l’Argentina campione del mondo in carica e il fortissimo Brasile di Falcao e Zico. Doppietta di Paolo Rossi, ancora lui, l’attaccate che in quel momento tutti sognavamo di essere.

In finale la temibile Germania dell’Ovest di Rumenigge che in semifinale aveva avuto la meglio ai rigori sulla Francia di Platini. È Paolo Rossi a sbloccare il risultato, sesto gol per lui, è capocannoniere del Mondiale. Poi Tardelli e il suo urlo liberatorio e Cabrini prima del gol della bandiera dei tedeschi. Pertini accanto a re Juan Carlos è in piedi come tutti i tifosi italiani presenti al Bernabeu, al triplice fischio dell’arbitro la gioia è incontenibile. Il tempo di assistere alla consegna della Coppa, guardare il giro del campo dei nostri campioni, uno stadio sussultante di tricolore prima di scendere per le strade, delle città  e dei piccoli paesi, i caroselli delle auto strombazzanti, campioni del mondo, contro ogni pronostico.

Ricordi indelebili che tali resteranno,  come quelli di un campione, discreto, pacato, che aveva affrontato la tempesta e ne era uscito rafforzato. Un campione che non ha mai ceduto ai miti della celebrità, che ha lavorato giorno dopo giorno, per farsi trovare pronto lì nell’area di rigore a correggere in porta un cross.

A metà giro del campo con la coppa al cielo, Paolo Rossi si ferma, guarda lo stadio, la folla esultante. “Guardavo la folla, i compagni e dentro sentivo un fondo di amarezza” racconterà anni dopo. La felicità è un attimo, il ricordo di quella felicità è per sempre.

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