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Se una notte, la luna

Se una notte, la luna

Se una notte d’autunno un avventore, si avventurasse sulle strade sconosciute che portano ad est, troverebbe il mare ad attenderlo.

Un mare buio, scuro, divertente e burlone, che sorride osservando l’incertezza dell’uomo giunto fin laggiù chiedendosi il perché di quel richiamo, di quell’energia ammaliatrice e seducente.

Il mare parla, sfiorando la costa con implacabili carezze, riempie pozze, scava tra le rocce e lascia il suo messaggio ‘sono immenso, sono ignoto, sono forza brutale e dolcezza infinita e tu non sei che un essere piccolo che crede di essere il padrone del mondo’.

Ma l’uomo non ascoltava quelle parole. Era rimasto rapito da tanta bellezza, da tanta immensità. Dall’infinito orizzonte blu notte.

Sulla superficie increspata all’improvviso una scia argentea, le nuvole avevano scoperto la luna e la sua luce riflessa. Il mare sorrise ancora all’uomo chiedendogli da dove venisse, solo, berretto e guanti in lana, scarpe con il segno del tempo.

Veniva da lontano, dall’ovest, dall’entroterra e il mare lui non l’aveva mai visto fino ad allora. Nelle giornate di vento ne aveva sentito l’odore giungergli da quelle che pensava incolmabili distanze.

La luna sì la conosceva bene, aveva illuminato anche le sue notti solitarie, le vie tra gli ulivi, i viali dei pini alberati, i sentieri nel bosco di querce.  Ed ora la rivedeva qui sul manto blu del mare. Un crescente desiderio impossessava il suo corpo, immergersi nell’acqua argentata.

Il mare comprese il suo desiderio e lo cullò con delicatezza fino al mattino.

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