Tanya Davis, versi per resistere alla solitudine

Tanya Davis, versi per resistere alla solitudine

Come si resta a casa quando l’orizzonte è precluso non da una siepe ma da una parete di mattoni e di regole che ci limitano?

L’infinito è dentro di noi basta saper cercare, riscoprire bellezza tra le pieghe di un cuscino dove abbiamo poggiato il capo, tra le gocce sulla parete della doccia, tra gli schizzi del nostro dentifricio sullo specchio, tra l’umido dei residui della cena.

La poetessa canadese Tanya Davis e la regista e animatrice Andrea Dorfman rispondono alla domanda: come si resta a casa?

Un piccolo e prezioso corto animato How to Be at Home, che in poco più di quattro minuti, interpreta la solitudine riportandola ad una immagine dalle caratteristiche dei ricordi d’infanzia, la fiaba, il sogno, il possibile, da contrapporre all’isolamento.

Tanya Davis canta lo sconforto, la tristezza e l’ansia. “Se senti il dolore nel petto per l’ansia che ti assale, respira. Oltre a prepararti la cena, prepara qualcosa per sfamare il tuo cuore, inizia a fare cose che possono stare al passo con i tuoi interessi”.

Quando l’assenza pesa e si avverte un senso profondo di solitudine e  Se le persone sono la tua felicità, puoi far finta che siano lì con te, balla la tua canzone preferita con le mani in aria. Se questo sentimento ti divora esci, respira l’aria”, ricorda la Davis.

In questo tempo in cui ci sentiamo soli, lo sguardo rivolto alla finestra, un cenno di saluto al vicino. In questo spazio ristretto tra le pareti delle nostre dimore, confinati tra un divano e il letto, la cucina e il bagno, l’invito in versi di Tanya Davis è chiaro come luce che illumina l’angolo buio, “il disastro è che noi crediamo di essere isolati, ma non lo siamo, se il tocco è qualcosa di indispensabile per te, che ti teneva insieme e ora ti senti fragile, stai nella solitudine e ricordati che non sei solo nella tua solitudine. Siamo tutti connessi, anche se ce ne dimentichiamo”.

Non dimentichiamolo, resistiamo, non siamo soli.