Maturità, crescere restando se stessi

Maturità, crescere restando se stessi

Li avete visti spavaldi sfilare lungo i corridoi verso le aule magne, le mascherine a nascondere bocca e naso. Maturandi.

Solo colloquio orale dinanzi alle commissioni, interne. Presidente esterno ma di vicinanza, preside forse in scuola analoga. Eccoli e chi non ci è passato da questo esame che non segna la maturità, ma solo un traguardo, rito appunto di passaggio. E questo anno è toccato anche a lui, a Gualy, il ragazzo timido che non sciorina parole a caso e che riflette prima di pronunciare un pensiero. E sì che in Gualy tutto è irrimediabilmente e faticosamente saggio. Ha indossato il suo bel pantalone e la sua maglia, colori tenui e non vistosi, perché l’essere è più dell’apparire, ha preso la sua mascherina e ha varcato la soglia del portone del suo liceo. Nessuna spensieratezza da bamboccione diciottenne. Ha salito le scale, dopo i lunghi mesi passati a seguire lezioni attraverso un monitor per l’emergenza Covid, e si è seduto tranquillo, con la tranquillità di chi ha studiato, dinanzi alla commissione esaminatrice. Gualy il ragazzo che studia che scrive che riflette che parla a fil di voce, con la mascherina è ancora più distante, educato e delicato, ‘principe’. Troppo.

Troppo per maschi alfa al termine della loro carriera scolastica che volutamente si abbattono con ferocia dominatrice sull’eleganza del riccio Gualy che ne resta disorientato, lui che nel suo stile predilige gentilezza e ragionamento al vociare chiassoso di chi non ha nulla da dire ignorante al punto di non volere ascoltare.
Gualy, a te delicato e arguto ragazzo, questa società, che professa democrazia e uguaglianza, riserverà ancora arroganza e inaccettabile prevaricazione.

Tu non cambiare, resta l’uomo che hai scelto di essere, lascia che la tua bellezza si unisca alla tua cortesia. Nuvola in un cielo azzurro in una giornata d’estate con le balle di fieno sul terreno. È di uomini come te che abbiamo bisogno.