Cala il sipario, “amami Alfredo”

Cala il sipario, “amami Alfredo”

Cala il sipario sui palcoscenici dei teatri italiani, effetto Coronavirus, e cala il sipario sulla cultura. Chiusura temporanea.

Non vedremo per alcuni giorni le rappresentazioni delle compagnie, non ascolteremo le opere liriche, non le orchestre suonare. O almeno non lo faremo dal vivo. Ci accontenteremo del vecchio giradischi.

La puntina si posa su La Traviata di Giuseppe Verdi. La prima non fu un successo. Il 6 marzo del 1853 nel teatro la Fenice di Venezia, lui che conosce il peso delle chiusure forzate e sa rinascere, gli spettatori non applaudirono. Fu un fiasco.

Verdi in una lettera al direttore d’orchestra Angelo Mariani scrisse “La traviata ha fatto un fiascone e – peggio – ne hanno riso. […] Eppure che vuoi […] Non son turbato. Ho torto io o hanno torto loro? Ma io credo che l’ultima parola sulla Traviata non sia quella di jeri sera, la rivedranno e vedremo!“. Il tempo ha dato ragione a Giuseppe Verdi. La traviata, basata sulla storia della Signora delle Camelie di Dumas figlio, appartiene alla trilogia popolare del celebre autore con Il Trovatore e Il Rigoletto. Scritta in 40 giorni, opera in tre atti, narra la storia di Violetta, cortigiana e dell’amore di Alfredo. I contrasti, i sacrifici, l’allontanamento, il ricongiungimento, il pentimento, il rimorso ed infine la morte della protagonista.

Le note struggenti non conquistarono la critica e la censura intervenne pesantemente in molte delle rappresentazioni, stravolgendone la trama giudicata scabrosa.  Amore e morte, titolo originario, venne modificato in La Traviata dall’ufficio della censura veneziana. Alcuni critici inglesi scrissero di “un orrore indecente e esecrabile”, nonostante l’opera fosse un trionfo a Londra.  La Traviata è oggi l’opera più rappresentata al mondo. Il disco restituisce la voce di Maria Callas  “Amami, Alfredo, amami quant’io t’amo! Amami quant’io tamo...Addio!”.