Coronavirus, e il resto scompare

Coronavirus, e il resto scompare

La coda insolita nella piccola farmacia del paese, tutti chiedono Amuchina e mascherine. Esaurite, ripete il farmacista con voce sommessa.

Non ha ancora esposto il cartello fuori, perché nel piccolo paese ci si parla, ci si confronta, tutti a dire le stesse cose che hanno ascoltato nei telegiornali e nelle tante trasmissioni televisive, chi anche in chiesa o alla radio. Psicosi? Forse in uno dei capannoni industriali fino a ieri mete preferite dei frequentatori di grandi magazzini dove si trovava di tutto di più, forse lì in una cineseria, potrebbero ancora esserci. Ma lì già da un mese i parcheggi sono stranamente vuoti. Nei supermercati le persone con carrello pieno di pasta, farina, tonno, zucchero, caffè, acqua aspettano di pagare il conto. La dispensa dovrà essere piena, dicono, nel caso di una improvvisa quarantena. Mentre scrivo il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, tiene l’ennesima conferenza stampa, dopo aver occupato tutti i programmi televisivi, sul tema Coronavirus. I giornali non parlano di altro, sparita anche la cronaca.  Bollettini che si susseguono, aggiornamenti sui contagiati, alla ricerca del numero zero. Paura? Intanto tutti richiamano alla coesione e alla responsabilità, per poi additare questo o quello che non si allineano al pensiero dominante. E mentre i diritti della persona si comprimono per quello della salute della collettività, cresce un senso di delusione per l’incapacità di assumere decisioni tempestive e il disorientamento che ne consegue. Dovremmo calmarci tutti e lasciare che predomini in noi quel senso di solidarietà e di umanità verso gli altri, verso noi stessi.