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Acqueforti e litografie, la magia di Marc Chagall

Acqueforti e litografie, la magia di Marc Chagall

Non c’è Autoritratto realizzato tra il 1959 e il 1960 e conservato nel museo degli Uffizi a Firenze. Non c’è La guerra, olio su tela del 1943.

Non c’è Compleanno (olio su cartone) dipinto nel 1925 e conservato al museo di arte moderna di New York. L’elenco potrebbe essere lungo se solo si volessero ricordare tutte le opere di Marc Chagall, l’artista russo, oggi si direbbe bielorusso, che ha attraversato il secolo passato lasciando una traccia indelebile non solo nel mondo dell’arte.

 È possibile trovare numerose acqueforti e litografie numerate, nella mostra allestita nel castello Aragonese di Otranto. Perché in fondo Marc Chagall si è espresso anche con queste forme d’arte dove il gioco era lasciare a chi osservava di scoprire oggetti, animali, storie, che prendevano vita dalle stampe delle incisioni in un gioco di solchi e di ombre. Tra lupi, rane, agnelli, il nero prevale e da quel nero emerge con il suo sguardo astuto Le Indovine, le carte da leggere sul fondo, poiché il futuro che si vuole ascoltare è tutto nel nostro tratto.

“La magia di Marc Chagall tra realtà e surrealtà” diviene quasi irreale. La mostra visitabile fino al 5 novembre, costo del biglietto di ingresso 12 euro, non regala però il sogno, il colore, la visione.

Ottanta opere distribuite nelle sale al primo piano del castello, un percorso nella storia dell’artista, acqueforti e litografie che si susseguono sui muri, didascalie ad indicare nomi e ragioni, anno di realizzazione. Il colore è quello di un tramonto ad ovest in un cielo ad est. Il sogno è ancora da trovare.

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