Giovanni Chimienti alla scoperta dei fondali marini

Giovanni Chimienti alla scoperta dei fondali marini

Il mistero dei fondali marini ha smosso in Giovanni Chimienti uno spirito di avventura e conoscenza 

che l’ha portato ad immergersi nei mari di mezzo mondo. dall’Indonesia alle Bermuda, passando per Svezia, Inghilterra,  Francia, Germania, Marocco. E naturalmente l’Italia, in particolare il mare dell’area marina protetta delle isole Tremiti. Giovanni è un biologo marino e zoologo del dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro ed è un National Geographic Explorer. Collabora con la FAO per le Nazioni Unite e con la General Fishery Commission for the Mediterranean in qualità di esperto di coralli di profondità.

Per i suoi studi, Chimienti è stato premiato, tra gli altri, dall’Accademia Nazionale dei Lincei, dalla Mediterranean Science Commission, dalla PES Foundation, dalla Deep-Sea Biology Society, dal Regional Activity Centre for Specially Protected Areas (RAC/SPA), e dal Principe Alberto II di Monaco. Abbiamo parlato con Giovanni che ci ha raccontato della sua passione per il mare e dei suoi studi sui fondali marini.

 

1. Com’è nata la tua passione per il mare?
Sono nato e cresciuto in un piccolo paese sulla murgia barese, chiamato Cassano delle Murge, appunto. Da bambino non andavo spesso al mare, così il mare ha rappresentato da sempre qualcosa di inesplorato, di sconosciuto, di misterioso. Negli anni la mia voglia di esplorarlo e scoprirne i segreti non si è spenta e ora, dopo migliaia di immersioni in mezzo mondo, continuo a trascorrere buona parte del mio tempo libero e lavorativo per mare, navigando, facendo immersioni o semplicemente nuotando. Questo senso di mistero, la curiosità insaziabile e la meraviglia che provo ogni volta che trovo qualcosa di interessante sott’acqua, hanno contribuito a creare e mantenere dentro di me un senso di profondo rispetto verso il mare e l’oceano in generale, non come chi ha “il mare dentro”, ma come si sente un eterno ospite in un ambiente al quale non apparterrà mai davvero.


2. Ci parli del tuo progetto sul corallo nero nell’area marina protetta delle isole Tremiti?
Si tratta di un progetto finanziato dall’Ente Parco Nazionale del Gargano e dalla National Geographic Society che ha avuto l’obiettivo di esplorare i fondali mesofotici (tra 50 e 100 m di profondità) dell’Area Marina Protetta delle Isole Tremiti. Qualche anno fa un diving locale, il Marlintremiti, aveva individuato alcune colonie di corallo nero a circa 51 m di profondità e questo lasciava presagire che potessero essercene altre più in profondità. Infatti, i fondali oltre i 50 m di profondità attorno all’arcipelago risultavano pressoché inesplorati. Così mi sono ritrovato a guidare un team di ricerca, con il quale ho condotto delle esplorazione mediante veicoli filoguidati da remoto. Il progetto ha portato alla luce una delle più grandi foreste di corallo nero del Mediterraneo, e ciò che stiamo trovando va ben oltre le nostre previsioni, mostrandoci fondali marini ancora sconosciuti, di notevole bellezza e di incredibile valore ecologico, ma già minacciati dalle attività antropiche.


3. A cosa stai lavorando ora?
La mia passione continuano ad essere le esplorazioni profonde e, come zoologo studioso di coralli, sono naturalmente affascinato da questi organismi emblematici. Così molte delle mie ricerche sono focalizzate su questi animali e gli ambienti che essi sono in grado di costruire. Sto studiando le gorgonie e i coralli neri delle Isole Tremiti, nonché popolazioni di coralli più in profondità in tutto il bacino del Mediterraneo, dalle Baleari alla Grecia. Di recente, grazie ad una proficua collaborazione con il team di Oceana di Madrid, stiamo anche individuando e descrivendo organismi marini che vivono nelle profondità del mare nostrum e che non erano mai stati osservati prima.


4. Qual è il tuo sogno?

Le mie ricerche sono finalizzate non soltanto alla conoscenza fine a se stessa, ma a fornire delle basi scientifiche che supportino strategie di conservazione adeguate. Il fine è proteggere e tutelare l’ambiente, il grande capitale naturale su cui si basa la nostra sopravvivenza e quella di tutti gli esseri viventi. Il mio sogno è che un giorno si riesca a tutelare davvero questo grande capitale in modo da poter vivere di interessi senza doverlo danneggiare. Nella migliore delle gestioni economiche, se si ha un capitale questo produce un interesse (che nel caso del capitale naturale sono i servizi ecosistemici, come la biodiversità, le risorse della pesca, il valore estetico, la fruizione turistica ecc.). L’ideale è proteggere il capitale e vivere dell’interesse prodotto che, nel caso del capitale naturale, vorrebbe dire, ad esempio, pescare il pesce quando si è riprodotto e non distruggere gli habitat che fungono da zone di nursery, così da garantire pesce per le generazioni future. Al contrario, se si erode il capitale questo produrrà meno interesse, che porterà alla necessità di erodere ulteriormente il capitale stesso e così via, fino al fallimento. Ecco, al momento noi abbiamo fortemente attinto da questo capitale, mentre il mio sogno è che le misure di tutela e conservazione possano portarci a “vivere di interessi” senza erodere il nostro capitale naturale.

5. Saremo in grado di salvare il nostro mare?

Molte persone, come me, ci stanno provando. Tuttavia, la grande presunzione del nostro tempo è che tutto si possa aggiustare, se lo si vuole. Siamo in grado di fare cose strabilianti, come andare nello spazio, esplorare il fondale profondo e costruire telefonini che ci ascoltano e prevedono i nostri bisogni prima ancora che glielo chiediamo, eppure non è affatto detto che siamo in grado di aggiustare tutto. Anzi, è piuttosto improbabile che saremo in grado di riportare la qualità dell’ambiente a quello che era anche soltanto un paio di secoli fa. Comunque, se ci impegniamo possiamo forse evitare il collasso, il famoso punto di non ritorno, ma c’è bisogno del contributo di tutti. Infatti, se la presunzione del nostro tempo è di poter fare tutto, la grande illusione è quella che qualcuno prima o poi lo farà. Ma nella vita reale non esistono i supereroi, e spesso ci si illude che la Scienza da sola potrà risolvere i nostri problemi. Per salvare il nostro mare la ricerca è fondamentale ma non è sufficiente, se non è supportata dalla politica, dall’economia e da ogni singolo essere umano. Nessun biologo marino, politico o attivista salverà il mare, da solo, senza il contributo di tutti. Ognuno può fare la sua parte, riducendo il più possibile l’uso di combustibili fossili, preferendo prodotti a km 0, riducendo il consumo di carne, utilizzando i mezzi pubblici, evitando gli oggetti monouso (anche quelli riciclabili e compostabili!) e così via. Ovviamente è una gran scocciatura e c’è bisogno di modificare le proprie abitudini, ma si sa che aggiustare le cose non è così facile come romperle.