Pier Paolo Pasolini attraverso lo sguardo di Becchetti

Pier Paolo Pasolini attraverso lo sguardo di Becchetti

Indossava una giacca scura in velluto, un po stretta, come si usava, una cravatta a fantasia e stretto tra le mani il suo Le ceneri di Gramsci.

"Non è di maggio questa impura aria…tra le macerie finito il profondo e ingenuo sforzo di rifare la vita" scrisse Pier Paolo Pasolini in uno di quegli undici poemetti. Quello scatto entrato nell’immaginario comune è uno dei cinquanta realizzati da Sandro Becchetti per il quotidiano Il Messaggero nel 1971. Pasolini immortalato nella sua casa all’Eur, in via Eufrate 9, dove viveva con la madre Susanna Colussi e la cugina Graziella Chiarcossi.

Non è un caso che quel servizio fotografico fu affidato a Becchetti che non era sicuro di essere un abile fotografo ma un buon falegname si. Con martello e chiodi immortalò la vita politica, sociale e culturale dell’Italia e non solo. Fotografò Alfred Hitchcock, Francois Truffaut, Dustin Hoffman, Claudia Cardinale, Andy Wharol, Gunther Grass, Amos Oz. Fu talmente rapito dalla bellezza di Roma che iniziò a fotografarla “ciottolo per ciottolo”.

E non era possibile raccontare Roma senza parlare di Pasolini.

Quei 50 scatti sono in mostra sino all’11 ottobre nelle stanze di Casa Colussi, la casa materna di Casarsa della Delizia (Pordenone), ora trasformata nel Centro studi Pasolini.

L’esposizione, intitolata Pier Paolo Pasolini attraverso lo sguardo di Sandro Becchetti: frammenti di una narrazione curata da Valentina Gregori comprende cinquanta fotografie esposte, lungo un percorso che si sviluppa sui diversi piani di Casa Colussi, comprendendo, i ritratti di alcuni degli amici più cari di Pasolini: Bernardo Bertolucci, Dacia Maraini, Natalia Ginzburg, Federico Fellini, Alberto Moravia, Sandro Penna e Giuseppe Ungaretti.

Becchetti ha cristallizzato alcuni dei momenti più importanti della nostra vita comune, come l’orazione funebre di Alberto Moravia per il suo amico Pier Paolo a Campo dei Fiori il 5 novembre 1975, e nelle immagini riecheggiano le sue parole “…Tutto questo l’Italia l’ha perduto, ha perduto un uomo prezioso che era nel fiore degli anni. Ora io dico: quest’immagine che mi perseguita, di Pasolini che fugge a piedi, è inseguito da qualche cosa che non ha volto e che è quello che l’ha ucciso, è un’immagine emblematica di questo Paese. Cioè un’immagine che deve spingerci a migliorare questo Paese come Pasolini stesso avrebbe voluto”. Pasolini che non c’è più. E poi Pasolini con la sua amata mamma.

Lui con la faccia smunta, rugosa, segnata dalla vita che guarda l’obiettivo con quel suo sguardo tagliente e in secondo piano, un po’ in ombra la sua amata mamma Susanna. Sempre vicina al quel figlio poeta.