I libri che vorrei non finissero mai

I libri che vorrei non finissero mai

Alzi la mano chi a un libro chiede il sogno, il turbamento, l’amore che si strugge e distrugge e rimane eterno, sfidando inesorabile il destino.

Per loro il libro di questa estate è Cime Tempestose di Emily Bronte, quello del “Ho sognato nella mia vita, sogni che son rimasti sempre con me, e che hanno cambiato le mie idee; son passati attraverso il tempo e attraverso di me, come il vino attraverso l’acqua, ed hanno alterato il colore della mia mente.” 

C’è chi rifugge il sogno ma vive in bilico tra l’amare una persona e il possedere oggetti e prestigio, come chi leggerà Il rosso e il nero di Stendhal perché “Ciò che caratterizza le grandi passioni è l'immensità degli ostacoli da superare e l'oscura incertezza dell’evento”.

E non pago leggerà ancora, sceglierà quel libro, proprio quello che resta sempre in bilico, quella in cui “Sono una parte di quella forza che eternamente vuole il male ed eternamente opera il bene” . E se anche tu ti ti senti così il tuo libro sarà Il maestro e Margherita di Bulgakov.

Scavare nel profondo di noi stessi, cercare la grandezza ed esplorare gli abissi senza mai farsi fermare dal fremito di paura che ne scaturisce. Non c’è stagione per questo. Non c’è stagione per leggere “Ogni persona vive per se stessa, gode di libertà per raggiungere i propri fini personali e sente con tutto il proprio essere che in un dato momento può compiere o non compiere una data azione; ma non appena l'ha compiuta, quella stessa azione diventa irrimediabile, rientra nel patrimonio della storia, nella quale non ha più carattere di libertà ma di predestinazione. Ci sono due aspetti della vita, in ogni singola persona: la vita personale, che è tanto più libera quanto più astratti sono i suoi interessi; e la vita elementare, di branco, nella quale l'uomo inevitabilmente esegue le leggi che gli sono prescritte. Coscientemente l'uomo vive per sé, ma incoscientemente, diventa lo strumento atto a perseguire i fini della storia, della comunità umana. Una volta compiuto l'atto è irrimediabile e le sue conseguenze, coincidendo nel tempo con milioni di altre azioni di altri uomini, assumono un significato storico. Quanto più in alto si colloca una persona nella scala sociale, quanto maggiore è il numero delle persone alle quali è legato, tanto più evidenti sono la predeterminazione e l'inevitabilità di ciascuno dei suoi atti”. Non c’è stagione per Guerra e Pace di Tolstoj.

E quando le miserie umane per quanto misere conservano il desiderio  dell’amore, allora e solo allora arrivano I miserabili di Victor Hugo, per i quali “La suprema felicità della vita è essere amati per quello che si è, o meglio, essere amati a dispetto di quello che si è”.

Ma l’estate più di qualsiasi altra stagione è libertà di muoversi, di sentire, di essere, di andare come Sulla strada di Kerouac dove “Dopo una dozzina di passi ci girammo, perché l'amore è un duello, e ci guardammo per l’ultima volta”. E torniamo ancora all’amore, a quello che ti porta altrove come in Chiedi alla polvere di John Fante “Quelli che vale la pena di amare veramente sono quelli che ti rendono estraneo a te stesso. Quelli che riescono a estirparti dal tuo habitat e dal tuo viaggio, e ti trapiantano in un altro ecosistema, riuscendo a tenerti in vita in quella giungla che non conosci e dove certamente moriresti se non fosse che loro sono lì e ti insegnano i passi i gesti e le parole: e tu, contro ogni previsione, sei in grado di ripeterli”.

L’amore impavido di Arturo Bandini non ha eguali nell’essere così sbruffone e tenero al tempo stesso.

C’è poi un altro tipo di amore, quello di Gabriel Garcia Marquez e dei suoi Cent’anni di solitudine quello per cui “A me basterebbe essere sicuro che tu e io esistiamo in questo momento”. Ed è tutto, cos’altro aggiungere?

Aggiungerei l’attimo eterno, quello per cui tutto vale la pena, quello che dura un istante solo e riempie un cuore intero. Quello de Le notti bianche di Dostoevskij e di quel “attimo di vera beatitudine! È forse poco per riempire tutta la vita di un uomo?”. Direi che è tutto, Fedor. 

Quando l’amore che cerchi è universale, quello verso te stesso, verso gli altri, verso il mondo e ogni cosa allora c’è solo lui Siddharta di Hermann Hesse che ci rammenta come “E tutto insieme, tutte le voci, tutte le mete, tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male, tutto insieme era il mondo. Tutto insieme era il fiume del divenire, era la musica della vita”.

Musica? avete detto musica? “Come poteva essere una bestia se la musica lo affascinava ancora tanto?” si chiede Kafka ne La metamorfosi. Non ho risposta, che non sia che non è una bestia a dispetto della sua forma.

In questa estate con un libro in mano voglio anche ridere, ridere, ridere con il libro più divertente mai scritto Il più grande uomo scimmia del pleistocene di Roy Lewis, dove una combriccola di scimmie arriva a dire cose come “Ci sentivamo invulnerabili: come se l'unione di due fragili e delicate metà avesse formato una creatura destinata a dominare, invincibile, la terra”.

Voglio andare controcorrente dentro e fuori dal mare, voglio percorrere una strada non battuta e se per trovarla devo salire su un albero, ben venga resterò lì per tutta la vita come Il barone rampante di Italo Calvino, lui proprio lui che sotto mentite spoglie nella prefazione al suo libro diede la migliore definizione di disobbedienza mai scritta, che Thoreau ancora si alza e gli fa l’inchino “la disobbedienza acquista un senso solo quando diventa una disciplina morale più rigorosa e ardua di quella a cui si ribella”.

E concludo questa carrellata di libri da leggere sotto l’ombrellone con l’uomo della vendetta servita fredda, della bilancia sempre in mano, che pesa ogni colpa, merito, sgarbo, gentilezza per poi farne pagare il conto, l’uomo per cui  “L’odio è cieco, la collera sorda, e colui che vi mesce la vendetta, corre pericolo di bere una bevanda amara”.

Non oso ribattere, lui è Il conte di Montecristo e con questo ho detto tutto.