Emily Dickinson, la donna che scrisse al mondo

Emily Dickinson, la donna che scrisse al mondo

Non ebbe la fama, mentre era in vita. Rimase volutamente sconosciuta al mondo, a quel mondo a cui lei aveva qualcosa da dire, da scrivere.

Emily Dickinson riempì innumerevoli pagine di brevi versi, che cuciva in piccoli fascicoli. Oltre 1700 liriche,  delicati messaggi, un viaggio introspettivo da donare al mondo, donando se stessa. Lettere, dove c’è sempre un io narrante e un tu, un voi, interlocutori. “Questa è la mia lettera al mondo/ che mai non scrisse a me”, riconobbe Emily nella sua profonda analisi di se stessa, donna in un paese che mai abbandonò. Capì che i fogli nei quali aveva riversato il viaggio nella conoscenza di sé, avevano superato il privato per poter raggiungere altri, o meglio erano pronti per essere scoperti.

Quella della Dickinson è una poesia che supera i confini, oltrepassa le colline, gli spazi oltre la finestra. “Il Cielo è a tal punto mentale/ che fosse la mente dissolta - / il suo posto – nessun architetto/ potrebbe più dimostrare - /  È vasto come la nostra capacità - /bello – come la nostra idea - / per chi ha desiderio adeguato/ non è più lontano, di qui –

Non c’è punteggiatura nelle opere di Emily, che vanno lette d’un fiato, il trattino a segnare la pausa che dà musicalità. “La grazia – non ottenuta – da me -/ al mio fiore concedi - /solo riflessa su un altro viso - / perché in esso – io vivo –

Natalia Ginzburg scrisse “Nei suoi versi, la pietà di sé non si affaccia mai. Né mai vi risuona un accento di nostalgia o di malinconia, il desiderio e le lagrime per un’altra sorte. Lagrime non ne ha mai. La sua è un’affermazione di solitudine volontaria, inesorabile e tragica”.

Emily Dickinson è stata una poetessa, un genio della letteratura, che ha saputo riconoscere il valore della parola. “Una parola muore /appena detta,/ dice qualcuno./ Io dico che solo/ quel giorno / comincia a vivere”.