Claudia Ruggeri, l’inferno della poesia

Claudia Ruggeri, l’inferno della poesia

È volata via troppo giovane, troppo presto. Avrebbe potuto, vivendo, scrivere infinite altre bellissime poesie, meravigliosi versi, incantare.

“Claudia Ruggeri scompare in una notte d’autunno nel 1996. Aveva 29 anni ed era una delle voci poetiche più interessanti della nuova generazione dei poeti, quella che è stata chiamata da un saggio di Marco Merlin Poeti del limbo”, scrive Mario Desiati nella prefazione di Inferno minore, raccolta delle opere della poetessa che vedrà la luce nel decennale della scomparsa.

Claudia Ruggeri, nasce nel 1967, scrive fin da piccola filastrocche e poesie. Riversa tra le pagine bianche tutti i suoi pensieri, le inquietudini, le insicurezze, con una forza e un impeto eccezionale. Le sue opere si leggono senza pause di respirazione, sono parole legate da un’ansia di arrivare alla fine. Nelle poesie di Claudia Ruggeri si fondono stili e studi. Le continue allusioni, citazioni, i rimandi e i richiami alle sue passioni, rendono le opere dense, cariche, a tratti enigmatiche. Nuove. Moderne.

Claudia Ruggeri lascia al lettore la libertà di leggere e farsi permeare da lei, dalla sua passione, dal suo amore. Presente/assente VIII – la baciò l’amò la prese pure ma solo/ per quieta convivenza la prese pure a/ schiaffi le fece male un mare/ di promesse tentò per essa/ un debole suicidio perché lo amasse/ ancora teneramente come allora in/ quei bei tempi che berta/ filava peccato lei fosse già lontana irrimediabilmente/ resa diafana per colpa d’altri potenti amori/ divenuta inesistente

La voce di Claudia nei suoi versi è voce che riempie scenari, modula suoni, colma vuoti esistenziali. Scirocco- Ad Acaya – in festa così poco/ italiana – ascolto nella selvetta/ di verde limone un lievissimo canto/ - ma non so più se pensare/ al ritorno da qui./  Questa sera è come uno spavento, / un boato che rivela te seduta/ in un angolo dell’automobile/ - foca monaca.