Tutto il blu di Alessandro Baronciani

Tutto il blu di Alessandro Baronciani

“Spiegatelo voi quanto è importante avere il mare, a chi non ce l’ha. A chi non ha quel limite fisico alla vista che è il mare

a chi per guardare il cielo deve alzare lo sguardo”.

Alessandro Baronciani è così, un fiume in piena che tra un discorso e l’altro ti inonda di pensieri che sanno di infinito. Lui, proprio lui che nei suoi libri lavora per sottrazione, calibrando le parole, lui che fieramente dice:  “Per me che sono un fumettista le immagini sono più grandi delle parole”.

Arriva a Bari, o meglio in Puglia per un piccolo tour di presentazione del suo libro Quando tutto diventò blu, ripubblicato nel 2020 da Bao Publishing. Lo incontriamo da Spine Bookstore e ci parla di questo libro “che finalmente torna in libreria dopo 10 anni che non si trovava più. È un libro importante è il secondo che ho fatto. Il primo che ho realizzato partendo da una storia, dall’inizio alla fine. Ed è la prima volta che un editore mi ha chiesto di fare un libro con una storia intera”.

E non deve risultare strano che parli di “una storia intera” lui che con il disegno ha sperimentato diverse forme comunicative. Il libro paradossalmente è lo strumento più tradizionale che ha utilizzato per raccontare le sue storie. 

Lui che ha autoprodotto un fumetto di 16 pagine che spediva ai suoi abbonati. Lui che ha realizzato Come svanire completamente, 40 piccoli racconti racchiusi in una scatola con mappe, cartoline e fotografie. Lui che ha illustrato un fumetto on the road con il musicista Colapesce e un tour dove sul palco lui disegnava e il chitarrista siciliano suonava. 

Facile capire come un libro per un artista così sia una cosa anomala. Ma anche qui, ha infranto le regole e ha deciso di stamparlo in blu. Tutto completamente blu. In un mondo in cui regna il nero. Idea frullatagli in testa dopo aver visto i fumetti femminili giapponesi che per distinguere le storie cambiano i colori.

Ma il colore non è l’unica innovazione di questo libro. C’è quell’idea che Baronciani ha dell’avventura.“L’immaginazione, l’avventura, per mio padre era il West, per mio zio, suo fratello lo Spazio, poi c’è stato l’Oriente e tutti i cartoni animati della nostra infanzia e ora per me l’avventura non può che essere un viaggio all’interno di noi stessi, nel profondo di ciò che siamo e sentiamo”.

E Quando tutto diventò blu racconta proprio questa avventura alla scoperta delle proprie paure, in particolare di attacchi di panico.“Il blu è un colore che si presta benissimo alla introspezione. Mi piace immaginare il blu come quel colore che testimonia il momento in cui cerchi di capire perché non sei felice. Il libro poi inizia con una scena di paura nelle profondità del mare e finisce sempre nel profondo del mare. È un colore che ripercorre tutta la storia, non solo l’inchiostro con cui è stampato.”Ancora una volta la protagonista è una ragazza, non un caso “I miei personaggi sono quasi sempre femminili perché io amo le donne. Avete la capacità di rimanere voi stesse sempre, in qualsiasi luogo e situazione”. Lancia frasi così, come se non fossero nulla.

Ti fa sorridere e ridere ad ogni frase che come il ramo di un albero si biforca e biforca ancora e quasi fai fatica a ricordare da dove era partito. Ma poco importa, il viaggio è interessante e mai banale. Alessandro parla, divaga, incuriosisce salta da Jodorowsky e la sua psicomagia per superare le paure al gruppo inglese dei Piano Magic, passando per uno sketch comico che spiega la differenza del cervello maschile, simile a tante scatole e quello femminile, come un gomitolo. E poi dice un’altra di quelle sue frasi gettate lì, un po’ come faceva Bukowski quando voleva ricordare al lettore chi era. “Io penso che il mondo stia per essere divorato dalle immagini il mondo compra immagini, fagocita immagini. Penso che anche i libri stiano per essere divorati dalle immagini. Penso sia questo il motivo per cui in questo strano periodo che stiamo vivendo, il fumetto stia vivendo una sorta di Rinascimento”. 

E con questo direi che è tutto.