Maria Lai, donare voce all’arte

Maria Lai, donare voce all’arte

Telai, libri tessuti, lenzuoli di parole, spago e terracotta, paesaggi. È un viaggio tra parole tenute insieme da fili la scoperta di Maria Lai.

Lei che vive l’isolamento della sua terra, nasce a Ulassai nel 1919, approda a nuovi orizzonti, Cagliari prima, Roma e Venezia, per poi tornare in Sardegna dopo la guerra, ancora Roma e poi di nuovo la sua terra. Il suo è viaggio di conoscenze, di relazioni, di studio, andare e tornare, cucire e ricucire. È recuperare se stessi interfacciandosi con l’esterno, così crea telai con materiali di recupero, i fili si intersecano e generano geometrie, variabili. Come le trame della vita. Filo. Di parole.

Gioca la Lai con le sue fiabe, personaggi inventati che prendono forma nelle storie e vivono avventure ardite dove lo sguardo del pubblico ha capacità interpretativa della visione immaginifica dell’artista. Poetica la sua arte fatta di fili e di parole cucite lungo le trame bianche di un libro in stoffa, parole poetiche scelte per tessere. Ma arte è unione, condivisione, partecipazione. È tessere insieme, legare fili di comunicazione, la Lai lo fa chiamando il suo paese a un’opera di tessitura collettiva.

Maria Lai, tra i più significativi esponenti dell’arte contemporanea, ha un’attenzione poetica per la sua terra e per la materia, per il linguaggio e per i significati della parola. Nel suo percorso hanno lasciato il segno Salvatore Cambosu, a scuola, e Arturo Martini, all’Accademia delle Belle Arti di Venezia, Giuseppe Dessì, scrittore. Ed anche ciò che ha letto, ciò che ha ascoltato, parole. Verbo. Eccola la grandezza della Lai: prendere per mano l’arte e donarle voce.