Tomo, quando una libreria è resistenza

Tomo, quando una libreria è resistenza

“Una libreria è un’architettura di cui neanche l’architetto conosce tutte le profondità”.

Non si tratta solo di scaffali e tavoli, neanche solo dei libri che pure ne sono il cuore. L’anima di una libreria è quel filo che riesce a tessere, che unisce persone, che dà una comune visione, che esercita al bello, che mostra il brutto, che sa far discernere, che impone il libero pensiero come esercizio quotidiano di vita.

Lo sa bene Luciano Funetta, libraio della piccola libreria indipendente Tomo di Roma, incastonata a San Lorenzo quartiere dell’antifascismo, degli studenti e di chi lavorava in fabbrica.

E travalica il concetto di lettura questa libreria che come ogni luogo fisico compie un gesto tangibile e concreto di resistenza. “Le librerie indipendenti devono necessariamente compiere delle azioni di resistenza. Si fa molta fatica ma Il lavoro è talmente bello che ripaga quasi sempre di questo sforzo. A qualcuno la resistenza dei luoghi potrebbe sembrare uno sforzo inutile, i libri ormai si possono comprare direttamente da casa, quindi che senso ha avere un posto fisico del genere?

Ma i luoghi vanno tenuti perché quella lì è innanzitutto una forma memoria e poi perché i luoghi vanno presidiati, sempre. Non possiamo permettere che anche l’importanza dei luoghi fisici si perda. E le librerie visto che vendono oggetti molto tangibili che hanno una storia, una tecnologia che è invariata da circa 500 anni, rappresentano degli ottimi esempi dell’importanza di ciò che sta dentro i luoghi e di ciò che dentro i luoghi succede”.

Tomo nasce circa dieci anni fa, naturale evoluzione di asSaggi, la libreria scientifica che l’ha preceduto. “Un anno e mezzo fa ci è stato un cambio di rotta e di gestione per cui la libreria si è rinnovata ed è iniziato così un nuovo corso. Ci sono delle piccole differenze. Un’attenzione particolare per gli eventi, per le case editrici indipendenti, un rapporto diretto con gli editori e soprattutto il tentativo di convogliare qui - in una città difficile come Roma in cui i negozi sono di quartiere - un’attenzione di tipo cittadino,  con grandi eventi e con l’unicità della proposta. Cerchiamo di diventare un punto di riferimento per tutta la città”.

Un obiettivo ambizioso, che si scontra quotidianamente con logiche e dinamiche del mercato del libro che “stanno diventando sempre più criminali. La distribuzione poi, è nelle mani di un oligopolio che è Messaggerie, e questo è un grosso problema”.

Ma la vittoria è di chi caparbiamente resiste, di ha il piglio di portare avanti una visione, una idea di come vuole stare al mondo. 

Tomo è una libreria che si presenta con questa semplice frase: “Noi restiamo indipendenti” e che punta al cambiamento “Stiamo cercando di rinnovare la comunità, convogliando qui giovani appassionati di letteratura, lettori famelici, gente che non abbia paura dei libri che non conosce, gente che entra qui non necessariamente per trovare il libro che stava cercando ma che si voglia lasciar consigliare e sorprendere”.

E noi lettori spesso in balia delle onde, di un mercato che ci impone cosa leggere, facciamoci contagiare, restiamo anche noi indipendenti nel pensiero e nelle scelte.