Manuela Trimboli, la felicità in un papavero rosso

Manuela Trimboli, la felicità in un papavero rosso

Mescola splendore e delicatezza, un po’ di incanto e un pizzico di ironia e sopra spargi una ventata di leggerezza. L’incantesimo è fatto.

Il sogno prende forma tra i magici colori su carta di Manuela Trimboli, dispensatrice di sogni, venditrice di magia, artefice di meraviglia, tutto sotto forma di immagini. Manuela disegna e non c’è tenebra di notte e urlo di terrore che tenga. Nessuno può spezzare il candore, neanche Grimilde.

C’è chi invoca Beluga, Sevruga e tutti i venti del mare, ma Manuela risponde con un turbinio di bambini cuor contenti. Perché lei plana sulle cose dall’alto e non ha macigni sul cuore e se un sasso per caso dovesse posizionarsi proprio lì al centro del suo essere palpitante lei lo trasforma in un mare in tempesta, in una città che corre su ruote. Lei lo trasforma in sogno. E si rincorrono i colori che sono pura poesia, l’azzurro verde mare e il grigio ma solo quando vira sull’azzurro o sul viola. Poi c’è il rosso, c’è sempre un papavero rosso, ma quella è un’altra storia. Una storia che racconta la felicità nella sua forma più pura. Una storia che ha i contorni di una favola, ma che magicamente è il ricordo più nitido di Manuela, che ci ha raccontato il suo mondo meraviglioso fatto di illustrazioni che hanno il sapore dei sogni.

C’è un vento caldo dentro di te e quando fuori ci sono zero gradi una tua illustrazione riscalda. Quanto il tuo vissuto influenza le tue opere?

Praticamente al 100%, credo che la visione che si ha delle cose è intrisa di tante cose che hai vissuto, molte delle mie cose sono legate soprattutto alla mia infanzia. Sono tutti ricordi belli. Il vissuto è la parte saliente nella costruzione concettuale di un’immagine, se ti manca quella è come se mancasse una parte della comunicazione. Tanto più è autentico il messaggio che tu dai, che attraverso il tuo vissuto esponi, tanto più arrivi alle persone, è un filo diretto, è come se allacciassi il tuo cuore con quello di un’altra persona. Se lo fai in maniera autentica, l’immagine può anche non piacere ma il messaggio arriva.

Ogni tema è affrontato con dolcezza e sentimento. Con quella leggerezza che ci ha insegnato Calvino. Come si riesce ad essere piuma in mondo fatto di piombo?

La leggerezza è quella parte innata che abbiamo dentro di noi, non si può coltivare. Il vissuto può molto appesantire la vita di una persona, però se mantieni quella leggerezza che è innata in te, riesci ad avere quel quid in più che ti serve anche per evadere, immaginare cose molto fantastiche o dare un significato sempre molto positivo e propositivo alle cose. Io in quasi tutte le immagini che faccio cerco di dare sempre un alone di speranza come se ci fosse dentro a tante cose un messaggio positivo. 

Dev’esserci sempre. Quando una persona guarda una mia immagine deve andar via con il cuore pieno, in senso positivo. Mi piacerebbe che fosse cosi. Non so se ci riesco sempre. Quando penso ad una immagine la penso anche in questo modo, che cosa deve restare, cosa deve rimanere alle persone. Un’aurea positiva, un cuore gioioso, contribuisce a quella forma di leggerezza che secondo me ognuno deve avere.

Il tuo mondo è anche quello dei bambini. La favola come bolla rosa di sogni?

La favola è ovunque. Io non creo un distacco con la realtà. La fiaba la puoi calare in ogni cosa che fai. Dev’esserci sempre quella parte un po’ magica  e la si può calare in tantissime cose anche in quelle reali. Non la circoscriverei ad una bolla unica.

Illustrare è comunicare. C’è un tratto di te che nascondi?

No. In realtà forse l’unica cosa che le persone non sanno è come compongo l’immagine. Ultimamente sono tutti pezzi staccati. Mi vengono in mente nella loro unitarietà. Ma da un anno e mezzo ho iniziato a disegnare singole parti che poi compongo.

Sarebbe più facile realizzarle unitariamente ma non mi viene naturale. Forse perché io sono un po’ contrastante come animo, è come se fossi frammentata. Il fatto di fare le cose staccate e poi metterle insieme è come trovarci una logica, un senso, per cui tutto si ricompone. E’ molto più lunga come tecnica, ma mi da la possibilità e la libertà in corso d’opera di cambiare, spostare, sovrapporre, togliere.

Se dovessi associare un sentimento ad un colore quale sceglieresti?

La felicità per me è un papavero rosso. Che poi è un elemento che metto spesso quando posso nelle mie illustrazioni. Perché è legato alla mia infanzia e al fatto di essere autentici, a quanto ci metto del mio. Probabilmente il ricordo che ho di me di pura felicità è di quando ero bimba e correvo scappando da mia nonna che mi chiamava, su un campo di spighe e papaveri rossi. Questa immagine dove c’erano le spighe che mi pungevano le gambe e i papaveri che avevano questi petali morbidi, quasi impalpabili è una immagine nitidissima che io ho di me e mi dà il senso della felicità. Per me la felicità è quel momento lì che ho vissuto e mi sento anche molto fortunata di averlo vissuto. 

Si. La felicità è un papavero rosso. Senza dubbio.