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Luce D’Eramo, capire al presente

Luce D’Eramo, capire al presente

Nel nome racchiude il suo destino e la sua ostinata ricerca di ciò che è vero e giusto che perseguirà per tutta la vita a qualunque costo.

Anche quello di affrancarsi da una famiglia tanto amata.

Quando ancora era sui banchi di scuola scrive un racconto La teoria del divino equilibrio e lo consegna a Giovanni Gentile al termine di una lezione.

Luce D’Eramo cresce un po’ in Italia, un po’ in Francia in pieno regime fascista di cui la madre era segretaria e il padre pilota. Essere mobile la rende errante agli occhi del suo piccolo mondo, a Parigi è la “petite macaronì” in Italia “la francesina”. Non mette radici da nessuna parte inizia a sentirsi un’aliena, come scriverà in seguito nella sua autobiografia. “Rappresentare l’invisibile, questo era il mio desiderio” dirà, lei che in un attimo ha cancellato la sua identità quando il padre viene nominato sottosegretario all’aviazione nella Repubblica di Salò. Le voci sulle deportazioni e i soprusi arrivano all’orecchio della giovane iscritta al Guf. Il 7 febbraio 1944 scappa dalla famiglia e dagli ideali fascisti con cui era cresciuta. Diventa operaia volontaria nella  IG Farben di Frankfurt-Höchst. Scopre l’orrore, la violenza, la disumanità di tutto ciò in cui credeva. Entra a far parte della Resistenza, organizza con la resistenza francese uno sciopero, diventa amica dei prigionieri russi e viene arrestata. Tenta il suicidio. Potrà tornare a casa solo per l’influenza della famiglia. Ma non può più vivere nella ovattata sicurezza della sua famiglia, scappa di nuovo, sale su un convoglio per deportati in direzione Dachau. Vive nel lager come tutti gli altri, scappa anche da lì. Il 27 febbraio 1945 a Magonza mentre scavava tra i massi per salvare le vittime di un raid aereo crolla un muro e lei è ridotta in fin di vita. Perde l’uso delle gambe. Resterà su una sedia a rotelle per tutta la vita. Aveva solo 19 anni. Torna nuovamente in Italia dove viene ricoverata al Rizzoli di Bologna per quasi un anno, lì conosce il futuro marito, Pacifico D’Eramo, un filosofo reduce dalla spedizione in Russia. Torna a studiare, prima Lettere dove si laurea nel 1951 e poi Filosofia dove consegue la laurea nel 1954.

Il “bisogno di alienità” continua a crescere in lei, all’extraterrestre Ssò Nacolden in Partiranno fa dire che loro sono “nomadi dell’anima” che migrano per desiderio di conoscenza. Il suo pensiero è in tutto ciò che scrive e si mescola sempre tra condizione personale e il mondo che vede intorno a sé. È la voce narrante del racconto a dire che vuole “portare a coscienza le ombre, le idee confuse, i non concetti, i buchi”. Diventa amica di Moravia, Morante, Ignazio Silone al quale dedica un corposo saggio critico sulla sua opera e sul suo apporto alla cultura italiana. È amica di Camilla Cederna, Amelia Rosselli, Dario Bellezza, Daniella Ambrosino e di suo marito, il fisico premio Nobel Giorgio Parisi che la aiuterà nei suoi racconti alieni.

Fedele al suo giovanile obiettivo scrive di tutto ciò che il mondo non vuole vedere: i malati di mente, l’incapacità di accettare la vecchiaia, il difficile rapporto uomo-donna, l’emancipazione femminile.

Le ci vollero trent’anni per portare a compimento Deviazioni, in una intervista disse “Dopo, in verità, ero talmente satura del mio vissuto e dei commenti della gente sulla guerra mondiale, che mi ritirai nel privato, studiando e scrivendo per conto mio. Quando infine ho pubblicato la storia della mia esistenza nel ’79 (avevo impiegato più di trent’anni a venirne a capo), quando finalmente m’è parso d’aver capito e ricostruito il corso del mio vivere fino al ’77, data in cui ne ho concluso il racconto ho potuto concentrarmi in quello che era stato il mio sogno: di capire al presente”. La storia vissuta e raccontata da Luce D’Eramo fu un faro per centinaia di migliaia di persone in tutta Europa che comprarono il suo libro. Svelato il passato poteva dedicarsi liberamente alla sua alienità di cui collega l’urgenza ad “una coscienza della trascendenza, perché l’eccesso d’accanimento quaggiù si possa alleviare. Se tornassi a nascere, vorrei vivere questa coscienza spazialmente, vorrei diventare cosmonauta e esplorare l’universo”.

Parla, discute e scrive di e con Zavattini di cui disse “Lo guardo e penso: appunto, che cosa faccio? mi limo le unghie. Ecco il disimpegno”.

Meravigliosa extraterrestre.

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