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Elisabetta Sirani, immenso talento

Elisabetta Sirani, immenso talento

Una tecnica insolita e sorprendente, inconsueta per il suo tempo, che non disdegnava di esercitare e dimostrare in pubblico, come prova reale.

Prova che fosse la sua mano e non quella del noto padre a contenere in se i segreti dell’arte e a riprodurli con disarmante disincanto. Prima il tratteggio con rapidi schizzi poi l’acquerello a creare perfezione. Una tecnica inusuale, una padronanza estrema, uno stile personalissimo, resero Elisabetta Sirani un talento unico nell’arte pittorica del tempo. Nata nel 1638 a Bologna, nella sua breve vita, muore infatti a soli 27 anni, di morte naturale per un’ulcera gastrica dicono le cronache del tempo nonostante le insinuazioni e i sospetti, è stata pittrice ed incisora ed anche professoressa all’Accademia nazionale di San Luca, trasformò la bottega artistica del padre in una scuola d’arte per le ragazze. Una scuola di donne per le donne in un periodo in cui l’arte era prerogativa degli uomini.

Una vita breve e un talento immenso che le portarono notorietà e commissioni da sovrani e dalla diplomazia europea, dai Medici al re di Polonia. Le sue opere rappresentavano figure femminili forti e intelligenti dotate di un gran coraggio come Cleopatra, Circe e Dalila. Rappresentò anche scene della Sacra Famiglia, con santi e madonne con bambino, di infinita dolcezza. La sua tecnica donava espressività emotive ai volti raffigurati con l’uso di forti chiaroscuri, le pennellate cariche imprimevano una forza capace di rendere vivo il segno. Ed un segno Elisabetta Sirani lo ha lasciato, nell’arte, nel tempo, nel mondo.

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