Una passeggiata nella zona con Markijan Kamyš

Una passeggiata nella zona con Markijan Kamyš

La Zona attrae con le sue ferraglie, i palazzi abbandonati e poi sventrati, i villaggi disabitati da decenni, una natura che sembra vittoriosa.

La Zona proibita, recintata, sorvegliata. La Zona, non più abitabile dopo l’incidente del 27 aprile del 1986 alla centrale nucleare di Černobil’, è il luogo di alienazione protagonista del libro di Markijan Kamyš.

Una passeggiata nella zona, Keller editore, (traduzione Alessandro Achilli) è un libro da leggere in una serata in cui il coprifuoco rinchiude le persone nella propria dimora, nella quale il senso della libertà si ferma al confine della proprietà. Infilarsi nel buco di una recinzione per andare oltre, fuori dal consentito.

Markijan Kamyš  è uno scrittore ucraino nato nel 1988, il padre, fisico nucleare e ingegnere, era uno dei “liquidatori” della centrale che morirà di cancro nel 2003. Una passeggiata nella zona è il resoconto a tratti poetico delle sue innumerevoli visite al di là della recinzione.

 Escursioni da esploratore nella zona in cui ha trascorso complessivamente diversi mesi. Perché è andato, perché è tornato?  “Ma per qualche assurda ragione un paio di volte al mese sono qui. … Persino quando il freddo dell’inverno attacca con le sue tempeste di neve gli smeraldi delle paludi di Černobil’ e il sole fugge oltre le cime degli abeti senza saluti strappalacrime. Quando le tenebre ti sorprendono all’improvviso e si estendono all’infinito. E ogni stralcio di luce lo accogli con infinita gratitudine. … e mi chiedo, come ogni volta, perché sono venuto qui … Non lo so, non so rispondere”.

Il libro è una guida, una prospettiva su una meta divenuta col tempo turistica, ma è viaggio interiore, è il perdersi e il ritrovarsi, è notte e giorno, attesa e sonno. È morte, è vita. “… qui la vita non mi sfugge via. E me la vivo nel posto più esotico del mondo”.

Addio, Zona. Sei il tempo che si è fermato e in cui d’ora in poi vedrò sempre me stesso”.