La poesia è ovunque, la poesia sei tu

La poesia è ovunque, la poesia sei tu

Il professore cammina, gesticola e affabula i suoi studenti. Loro lo guardano tra il sorpreso e il divertito, prendono appunti.

Saranno i soliti numeri seguiti da nomi e date? No, questa volta no.

“Poi non scrivete subito poesie d’amore, che sono le più difficili, aspettate almeno un’ottantina d’anni” li arringa sapendo che lì sarebbero andati a parare. “Scrivetele su un altro argomento … che ne so … sul mare, il vento, un termosifone, un tram in ritardo … ecco, che non esiste una cosa più poetica di un’altra!”.

Sbam! Prima verità sbattuta in faccia. La poesia è ovunque, poeta è chi sa vederla o come dice lui “La poesia non è fuori, è  dentro …”

Ma poi cos’è la poesia? “non chiedermelo più, guardati nello specchio, la poesia sei tu”. Lui, Attilio De Giovanni, poeta e docente di letteratura italiana nel film La tigre e la neve di Roberto Benigni.

Sorridono divertiti, imbarazzati, non troppo convinti, ma continuano ad ascoltarlo e lui va avanti e indietro, quasi non si trattiene e poi sbam, ancora un’altra verità. “… E vestitele bene le poesie, cercate bene le parole … dovete sceglierle! A volte ci vogliono otto mesi per trovare una parola Sceglietele … che la bellezza è cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere”.Questo è il passaggio che preferisco e lui lo lancia così, quasi come se nulla fosse “la bellezza è cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere” ed è un esercizio da fare ogni giorno, scegliere la bellezza e non farsi trascinare giù dalla bruttezza.

Prendete appunti nelle vostre menti. Che la bellezza è sentimento, “Innamoratevi! Se non vi innamorate è tutto morto … morto tutto è. Vi dovete innamorare e diventa tutto vivo, si muove tutto …”.

E loro lo guardano, hanno smesso di prendere appunti, ora lo guardano, con gli occhi spalancati tra stupore e curiosità, quegli occhi di bambini solo un po’ cresciuti. Quegli occhi sono tutti fissi su di lui che è un vulcano in eruzione e li incita, li esorta “dilapidate la gioia, sperperate l’allegria, siate tristi e taciturni con esuberanza! Fate soffiare in faccia alla gente la felicità”.

Gesticola, le braccia sollevate, le mani che non si fermano. E poi il suo esatto contrario “Dovete patire, stare male, soffrire … non abbiate paura a soffrire, tutto il mondo soffre”.

Insomma li sprona a vivere e non semplicemente vegetare. Le giornate vanno consumate, a letto si deve andare quando si è troppo stanchi per stare in piedi.

“E se non avete i mezzi non vi preoccupate … tanto per fare poesia una sola cosa è necessaria … tutto”. Ora si perdono un po’, fanno fatica a seguirlo, ma sentono che è musica quella che suona. Che ha un ritmo e quando pensano di non aver capito nulla, lui si ferma, li guarda e come un vecchio saggio dice “E non cercate la novità … la novità è la cosa più vecchia che ci sia”.