Cristina Campo, la parola e i versi

Cristina Campo, la parola e i versi

Uno stile nudo, la parola scelta per il suo massimo significato, la bellezza e la sua tragicità, è la poesia di Cristina Campo, poetessa.

Scrittrice e traduttrice, Cristina Campo nasce nel 1923. Le sue sono pagine di rara bellezza, sono note che uniscono sacro e profano, sono “musica di una grazia interiore”.

Il libro La Tigre Assenza, a cura di Margherita Pieracci Harwell, edito da Adelphi,  ci restituisce i suoi versi, alcune sue traduzioni e una nota della curatrice nella quale si comprende l’animo della poetessa. Nella poesia che da il titolo alla raccolta, pubblicata su Conoscenza Religiosa nel 1969, dedicata al padre e alla madre scomparsi tra il dicembre del 1964 e il giugno del 1965, la Campo scrive “Ahi che la Tigre,/ la Tigre Assenza,/ o amati, ha tutto divorato/ di questo volto rivolto/ a voi! La bocca sola/ pura/ prega ancora/ voi: di pregare ancora/ perché la Tigre,/ la Tigre Assenza,/ o amati,/ non divori la bocca/ e la preghiera …”.

Non solo poetessa, non solo autrice in prosa ma straordinaria traduttrice. Nel suo percorso di vita e studi ha tradotto Dickinson, Eliot, Lawrence, Williams, Herbert, Donne, Wilson, Juan de la Cruz, Simone Weil e Hofmannsthal. Ha sempre ricercato, anche nelle traduzioni, lo spirito e il significato profondo, unico, incontestabile delle parole. La sua è una ricerca interiore che si affaccia anche sull’ignoto e sul mistero.

Cristina Campo, pseudonimo di Vittoria Maria Angelica Marcella Cristina Guerrini, si interessò delle voci più alte della letteratura del Novecento ed anche delle donne, spesso ignorate.  All’editore Casini, nei primi anni Cinquanta, propose il “libro delle Ottanta poetesse”, contenente anche sue traduzioni. Un progetto che non vide mai la luce.

Di sé diceva “ha scritto poco e le piacerebbe aver scritto meno”. Ma quel poco che poco non è ha lasciato un segno, spartiti di versi inarrivabili.

“Amore, oggi il tuo nome/ al mio labbro è sfuggito/ come al piede l’ultimo gradino …/ Ora è sparsa l’acqua della vita/ e tutta la lunga scala/ è da ricominciare./ T’ho barattato, amore, con parole./ Buio miele che odori/ dentro i diafani vasi/ sotto mille e seicento anni di lava - / ti riconoscerò dall’immortale/ silenzio”.