A proposito di Woody Allen

A proposito di Woody Allen

Racconta il cinema attraverso il mirino della sua macchina da presa come solo chi è stato dietro quell’obiettivo per 70 anni è capace di fare.

Woody Allen si racconta e per farlo svela i segreti dietro le sue pellicole e narra il suo mondo con quello stile inconfondibile un po’ retrò, ironico ed intelligente nel suo ultimo libro A proposito di niente, edito da La Nave di Teseo tradotto da Alberto Pezzotta.

Partiamo dal film più bello di sempre che per lui è Un tram che si chiama desiderio - che - è l'apice della perfezione artistica. Fatta eccezione per lo sciocco finale in cui è evidente l'inchino a quella che D.H. Lawrence chiamava ‘la stupidità del censore’. È la più perfetta confluenza di sceneggiatura, interpretazione e regia che abbia mai visto. In questo sono d'accordo con Richard Schickel. I personaggi sono scritti magnificamente; ogni sfumatura, ogni battuta è la migliore di tutte quelle disponibili nell'universo conosciuto. Tutte le performance sono eccezionali. Vivien Leigh è senza paragone, più reale e vivida di alcune persone reali che conosco. E Marlon Brando è poesia vivente. Un attore che ha cambiato la storia della recitazione. E poi la magia dell'ambientazione, New Orleans, il Quartiere francese, i pomeriggi umidi e piovosi, le notti passate a giocare a poker. Un genio sconfinato”.

Una recensione da cinque stelle.

Ci svela i piccoli retroscena dei suoi film, come il nome originario del film Annie Hall (Io ed Annie nella versione originale). Doveva chiamarsi Anedonia, che altro non è che l’incapacità di provare piacere, ma alla United Artists non piacque. Optarono per Sweethearts ma era già stato utilizzato in un altro film, arrivarono così alla versione definitiva di Annie Hall, dove Hall è il cognome originale di Diane Keaton.

E poi La rosa purpurea del Cairo, un film dove delicatezza, poesia, magia ed ironia raggiungono il loro apice.

L’attore protagonista accanto a Mia Farrow inizialmente era Michael Keaton ma non aveva una faccia abbastanza anni Trenta così fu sostituito da Jeff Daniels anche se nella scena con la ripresa dall’alto del luna park la figura che appare nel campo lungo è Keaton.

Tra espedienti stilistici e soluzioni pratiche lette poi come eleganti soluzioni artistiche ci sono gli intertitoli di Hannah e le sue sorelle, ne usò uno per risolvere un problema di montaggio e per evitare la goffaggine di un unico intertitolo ne utilizzò sei, dando al film una certa eleganza stilistica”.

Attribuisce al caso e alla fortuna la realizzazione di alcune scene indimenticabili delle sue pellicole.

Come la scena dei fuochi d’artificio in Manhattan, Allen aveva saputo che ci sarebbe stata una grande festa da quelle parti e si piazzò con la troupe per filmare lo spettacolo. Stessa cosa per la scena con la New York Philharmonic Orchestra, Zubin Mehta stava dirigendo l‘orchestra sulle musiche di Gershwin, i musicisti coperti con i loro maglioni di lana cercavano di non congelare mentre fuori imperversava una bufera di neve. Allen manda un operatore sull’attico di casa sua con una macchina da presa nascosta in borsa e riprende tutto.

Capolavoro.

Non gongola su se stesso ma si spertica in lodi e apprezzamenti come sulla dedizione di Scorsese e Spielberg che lui dichiara candidamente di non avere, su Emma Stone una delle migliori attrici che abbia mai incontrato” e definisce unonore l’aver diretto il grande Roberto Benigni”.

Poi c’è Diane Keaton in tutte le salse, prima aspirante attrice, poi compagna e infine amica per tutto il resto della vita della quale tratteggia un ritratto in perfetto stile Allen Sul palcoscenico si presenta una ragazza smilza. Penso che, se Huckleberry Finn fosse stato una bella ragazza, sarebbe stato così. Una ragazza che sembra doversi scusare perché sta al mondo, una provincialotta che viene dalla California, amante dei mercati delle pulci e dei sandwich al tonno; una ragazza che è emigrata a Manhattan, dove lavora come guardarobiera, dopo essere stata licenziata dal chiosco dei dolciumi di un cinema di Orange County per essersi mangiata tutte le caramelle; e che adesso cerca di rivolgerci i saluti di prammatica. Keaton era una campagnola che non la smetteva di parlare della nonna e di George, un pensionante che Natale riceveva sempre un tacchino in dono dal sindacato. Ma posso dirvi che fu grande. Grande in tutti i sensi. Ci sono personalità che illuminano una stanza. La sua illuminava un viale. Adorabile, spiritosa, con uno stile tutto suo, autentica, spontanea. Quando finì, sapevamo di dover vedere anche le altre attrici, ma le avevamo già dato la per parte” per poi riassumere il tutto con un questa Keaton è magica”.

E ancora una volta ironia, delicatezza, intelligenza e magia.