Il Principe, Machiavelli e l’arte di governare

Il Principe, Machiavelli e l’arte di governare

Alcuni lo considerano un saggio filosofico, altri un trattato di sociologia, altri individuano nel testo delle ipotesi ben dimostrate.

Contemporaneamente risulta valido anche il contrario delle stesse ipotesi. Un trattato storico per alcuni. Un’opera di politica per altri. Nel corso dei secoli, dal 1513, Il Principe di Niccolò Machiavelli è stato in ogni caso considerato un capolavoro. E resta tale, rileggendolo oggi.  

“Il Principe si deve leggere avendo ben presente la storia dei secoli precedenti a Machiavelli, e quella dell’Italia a lui contemporanea: allora non soltanto il Principe sarà giustificato, ma esso comparirà come una grandissima e vera concezione, nata da una mente davvero politica che pensava nel modo più grande e più nobile”, scrive Georg Wilhelm Friedrich Hegel ( Hegel, Scritti politici, Torino , Einaudi 1972). Ma se anche non si avesse conoscenza della contemporaneità della storia negli anni di Machiavelli, il testo resta moderno. Il lettore, influenzato dal periodo in cui vive, riconosce nell’opera Il Principe una certa attualità. 

Perché uno Stato va governato, va gestito. Uno Stato unito, unico, solo, una patria. E chi governa sa che si rivolge all’intera platea dei cittadini, non ad una parte di essi. Chi governa deve sapere interagire con il popolo e con gli altri Stati. La lunga lista di consigli di Machiavelli al Principe chiamato ad  amministrare uno Stato è una riflessione su come occorre perseguire un progetto alto non cedendo a ricatti e lamentele.  Il Principe deve innanzitutto conoscere. Conoscere il suo territorio, i mali nel momento in cui nascono. E non solo questo. Machiavelli regala consigli pratici basati sulla storia e sugli esempi, lui che sa come ci si destreggia in un ambiente politico fatto anche di nemici, consiglia il Principe sui modi di agire. 

Leggere Il Principe (Universale Economica Feltrinelli/Classici) oggi, è darsi la possibilità di ridere della meschinità.