Il primo Dio, riscoprire Emanuel Carnevali

Il primo Dio, riscoprire Emanuel Carnevali

Scriveva in inglese, Emanuel Carnevali, lui che aveva lasciato l’Italia giovanissimo per cercare il suo destino negli Stati Uniti d’America.

Lì per sopravvivere aveva svolto i lavori più umili mentre in lui le parole cercavano strade per uscire e per farsi conoscere al mondo. “Il LAVORO, questa miserabile faccenda, il LAVORO. Incubo dei perseguitati! Il LAVORO, questa povertà, questa angoscia, questa specie di nevrastenia, questa cosa che ti succhia il sangue! Il LAVORO, questa morte che ti divora poco a poco, questa paura che ti afferra allo stomaco, questa donna tirannica che propaga il terrore, che divora il cuore stesso di un uomo!”. Questo non è che un passo de Il primo Dio, il libro consigliato da Antonio Chieppa della piccola libreria indipendente 101 di Bari. “Emanuel Carnevali è stato un grandissimo autore, lui si è sempre ritenuto uno scrittore americano anche se è nato in Italia. Il primo Dio, edito da D Editore per la collana Strade Maestre, è un romanzo biografico nel quale Carnevali racconta la sua vicenda, dai primi ricordi di ragazzino fino agli ultimi giorni. Ha una scrittura molto lirica, non sembra essere uno scrittore dei primi del Novecento, a leggerlo ora sembra molto contemporaneo. È uno scrittore eccezionale. È un libro che io consiglio tantissimo anche per conoscere la storia dell’autore che in quegli anni è stato osannato in America, da Ezra Pound a Sherwood Anderson, da William Carlos Williams a Benedetto Croce con il quale aveva una relazione epistolare. In Italia all’epoca non è stato molto apprezzato”, spiega Antonio Chieppa. “Adesso c’è una lenta rivalutazione, lo dimostra questa edizione dopo quella di Adelphi del 1978” conclude Chieppa rivelando che John Fante, nel creare il suo Arturo Bandini si ispirò proprio ad Emanuel Carnevali”

Il primo Dio è una narrazione cruda e feroce della vita di Emanuel Carnevali, dai malanni della sua salute durante l’infanzia al rapporto con la madre, il padre, il fratello, alternando a parole di una angosciante durezza, perle di estrema dolcezza poetica. Dagli anni bui di New York e il suo barcamenarsi in cerca di lavoro ai mesi a  Chicago. Ma è in quegli anni, otto (Carnevali tornerà in Italia a causa di un’encefalite letargica e trascorrerà la sua vita tra ospedali e sanatori) che conoscerà i migliori protagonisti della scena letteraria del suo tempo con i quali manterrà negli anni un rapporto epistolare. In questo libro c’è il nero delle parole volutamente celate, quei baratri profondi che Carnevali ha affrontato nell’età della sua innocenza, poi ci sono le donne, la moglie, gli uomini, i suoi rapporti umani. Ci sono i luoghi che ha vissuto “America, tu eri un peso terribile sulle mie fragili spalle. A volte mi pareva di portarti, tutta intera, sulla schiena. Non sono mai stato capace di prenderti alla leggera, di scherzare con te …”; “Per me Venezia è la città più attraente del mondo … il silenzio di Venezia ha qualcosa di magico … il suo è un silenzio caldo, soffice, misterioso”. E poi c’è … un libro da leggere.