Armi bianche

Armi bianche

Siamo molto fortunati.

Questo è il primo pensiero che si affaccia in quel groviglio inestricabile che è la mia mente ogni volta che leggo un romanzo ambientato durante la guerra.

Ma subito dopo che il sospiro di sollievo ha mollemente abbandonato il mio corpo, una strana rigidità mi serra regolarmente lo stomaco.

La fronte si aggrotta, le labbra impallidiscono nella stretta eccessiva, la mascella e la mandibola si fanno improvvisamente ganasce e pulsano al ritmo del battito cardiaco che suona come un monito: non dimenticare.

Avere la fortuna di non aver vissuto la guerra e ciò che ha rappresentato, non può, non deve essere una scusa per sentirci liberi di dimenticare, o ancora peggio di ignorare ciò che è stato.

Io personalmente ho da sempre scelto di vedere la letteratura non come un semplice mezzo di intrattenimento, ma anche e soprattutto come un’arma.

Si, la letteratura è la mia arma bianca, il mio scudo fatto di carta e di inchiostro che scelgo quotidianamente di usare contro l’ignoranza e la cecità.

Mi piace pensare che alcuni autori, consapevolmente o no, abbiamo fatto la stessa scelta decidendo di raccontare determinate storie; Beppe Fenoglio è uno di quei lampi che si sono schiantati sul suolo della mia vita con enorme fragore, illuminando a giorno tutto ciò che era oscurità.

“Una questione privata” racconta la storia di Milton, un giovane partigiano che milita nella Resistenza delle Langhe. Un giorno si ritrova nel luogo dove ha vissuto il suo primo amore: quello per Fulvia, che rievoca con tutta la dolcezza e la malinconia che può provare un uomo separato per cause di forza maggiore dall’oggetto del suo desiderio; fino a che non viene a sapere che lei si è innamorata di un suo amico e la gelosia lo spinge a cercarlo per fare chiarezza una volta per tutte.

Questo libro è unico per tanti motivi: innanzitutto è IL romanzo della Resistenza, scritto da chi la ha vissuta sulla sua pelle. Tra quelle pagine il sangue che scorre è reale, la paura è vera e tangibile, e non si può ignorare ciò che scatena in noi la verità quando ce la troviamo davanti agli occhi.

Ma questo libro è stato importante per me anche per un altro motivo: l’umanità che ci ho trovato dentro.

La guerra era sempre stata un argomento “scolastico” : date, numeri, luoghi, stati, ma non aveva mai avuto un volto nella mia testa.

Quando ho letto “Una questione privata” e mi sono immersa nella mente di Milton, nei valori, nello spirito di fratellanza, nei suoi sentimenti e nella sua quotidianità, mi sono sentita terribilmente in colpa per non averlo fatto prima; per non aver sentito in passato quel bisogno spasmodico di conoscenza che ha scatenato in me questo libro.

E quel giorno, chiusa l’ultima pagina, con l’ultima lacrima che solcava il mio viso, mi sono promessa che non sarebbe più successo.

Questo libro è per tutti. Ne abbiamo bisogno tutti, indistintamente.