Peter Lindbergh, il maestro della bellezza autentica

Peter Lindbergh, il maestro della bellezza autentica

Peter Lindbergh ha sempre amato la bellezza reale, autentica, vera, imperfetta, libera dal l'ossessione per la perfezione.

L'unica che per lui esistesse e fosse meritevole di nota.

Utilizzava in ogni suo scatto il bianco e nero perché "aiuta a far venir fuori il senso della realtà". Si è sempre rifiutato di ritoccare le sue foto, difendendone la sua decisione in quanto "scelta etica oltre che estetica. L'uso indiscriminato del ritocco ci ha abituati a considerare reali personaggi depauperati di tutta la loro umanità; uomini e donne ai quali vengono cancellati i segni del tempo e dell'esperienza dal volto. Sono convinto che la vera bellezza nasca solo dall'accettazione di sé, dalla consapevolezza di chi siamo veramente: è una questione di identità".

Questo è Peter Lindbergh, tedesco nato in un piccolo paesino della Polonia occupata, è diventato presto con le sue foto uno dei re indiscussi della fotografia mondiale. 

Lui credeva che il compito di un  fotografo fosse quello di "liberare le donne e in ultimo tutti gli esseri umani dal terrore della giovinezza e della perfezione" e ci è riuscito. 

Le sue donne sono tutte magnificamente imperfette. Le ha ritratte struccate, spettinate, di qualsiasi età e sono tutte incredibilmente belle. 

Nelle sue foto l'estetica fine a se stessa lascia il passo alla ricerca della personalità, della vulnerabilità della persona ritratta, che proprio perché fragile e vera, ci consegna una idea di forza e consapevolezza totalmente nuova. 

Con Lindbergh Kate Moss ha smesso di essere l'emaciata ragazzina sulla quale aleggiava lo spettro dell'anoressia ed è diventata una donna, con una sigaretta in mano, i capelli spettinati mossi dal vento e le sue normalissime rughe d'espressione. 

Peter Lindbergh e la sua idea di bellezza vera e reale. "Io guardo le donne per quello che realmente sono" diceva, e le donne, tutte, volevano farsi fotografare da lui. 

È suo lo scatto forse più celebre nel mondo della moda, le cinque super model Linda Evangelista, Christy Turlington, Naomi Campbell, Cindy Crawford e Tatiana Patitz, una accanto all'altra unite da un invisibile abbraccio. Sua la decisione di imporre alla Bibbia mondiale della moda, Vogue America e alla sua temutissima Anne Wintour un intero servizio fotografico con le top del momento spettinate, e con indosso solo una camicia bianca, che corrono, si lanciano cuscini, ridono, scendono dal loro piedistallo di icone di una bellezza statica e perfetta, priva di difetti e in quanto tale irraggiungibile. Lindberg ha tolto la patina alla bellezza e l'ha mostrata per quello che è: vera. Ed è questo un termine che continua a ripetersi ma che per lui era l'unico realmente importante.

È stato fotografo di moda, ma non ha immortalato soltanto persone celebri. C'è poesia e bellezza e quel suo essere fuori dal tempo in ogni suo scatto. In una bottiglia di acqua su un tavolo, una sedia sulla sabbia davanti all'oceano, due mani che si intrecciano, i piedi di una ballerina, schiene che si curvano, strade che si snodano sulla via.

Ha fotografato tutti, soprattutto donne, e c'era sempre quella luce nei suoi scatti, quel senso di eterno. Ogni sua foto è una sorta di rivelazione, dove lui mostra al mondo chi siamo, cosa vogliamo, cosa ci spaventa, cosa ci diverte. Ha fatto il contrario di ciò che fa ogni fotografia di celebrità, nascondere difetti, umanità, paure, imperfezioni. 

È stato noncurante dell'età delle persone che ha ritratto, noncurante del loro peso, della levigatezza della loro pelle perché lui si curava di raccontare la loro storia: chi erano non come potevano apparire. 

Ha immortalato Lady Gaga nell'esatto momento in cui era Stefani Germanotta, Adwoa Aboah con il suo viso tempestato di mille lentiggini, è stato il primo a scegliere una modella di colore, Karen Alexander e mostrare al mondo che era una donna bellissima, ha messo le ali ad Amber Valletta rendendola un angelo spaurito caduto sulla terra. 

Ha definito il concetto di sensualità con i suoi infiniti scatti di Tatiana Patitz, ha vestito Linda Evangelista da uomo rendendola femminile come poche altre. Ha innalzato la bellezza di Kate Winslet mostrando il suo naso importante, il seno da madre e le forme prosperose. Ci ha dato una lezione di poesia con i suoi ritratti di Natalia Vodianova. Ha immortalato il simbolo della modella bionda prosperosa e sempre sorridente, Eva Herzigova, mentre piangeva.

Lindbergh ha ridato alla fotografia di moda e soprattutto alle donne, la vita vera.