Essere una tazzina vuota

Essere una tazzina vuota

Ascoltare è una cosa difficilissima.

Pensateci bene: quando un amico, un parente, un conoscente vi racconta qualcosa, siete davvero sicuri che lo state ascoltando?

Per “ascoltare” non intendo percepire distrattamente ciò che esce dalla bocca del vostro interlocutore; mi riferisco all’ascolto vero, che implica attenzione, concentrazione e anche un certo sforzo.

Ascoltare realmente qualcuno significa esserci completamente, non solo con le orecchie, ma anche con gli occhi, con la pancia e con la testa; significa cogliere tutte le sfumature, i dettagli, uno sguardo che cambia direzione, la voce che si incrina, una mano che si strofina sul vestito per asciugare il sudore, un’ombra negli occhi.

Ascoltare realmente qualcuno somiglia molto all’immagine di una tazzina vuota, pronta per essere riempita con ciò che ha da donarci la persona che abbiamo di fronte; e non a caso ho scelto il verbo “donare”, perché quando una persona sceglie di raccontarsi ci fa un regalo prezioso, che noi ricambiamo con ciò che abbiamo di più inestimabile: il nostro tempo.

La protagonista del libro di cui vi parlo oggi assume per tutta la durata della narrazione la forma di quella tazzina di cui vi parlavo prima, incarnando il perfetto esempio di ciò che significa ascoltare veramente qualcuno.

In “Resoconto”, Rachel Cusk ci porta in Grecia nel bel mezzo di un’estate torrida e afosa.

La nostra protagonista è una scrittrice inglese che si trova ad Atene per tenere un corso di scrittura creativa, e fin dal viaggio in aereo si troverà ad avere un numero imprecisato di conversazioni con tutte le persone che incontrerà sul suo cammino. Il romanzo non è altro che questo: il resoconto di tutto ciò che si troverà ad ascoltare.

Detto così può sembrare poco accattivante, ma in realtà l’autrice fa tre cose molto interessanti: a primo impatto ci mostra la profondità di chi racconta vista dagli occhi attenti della nostra protagonista, successivamente ci svela gradualmente lei, di cui non sappiamo niente, attraverso le risonanze che prova durante le conversazioni, e in fine ci permette di trovare anche noi stessi, nascosti tra le righe

In pratica lavora su tre livelli differenti contemporaneamente, ma in maniera così fluida che noi lettori neanche ce ne accorgiamo. Io lo trovo geniale.

In questo libro che fondamentalmente non ha una trama, con i suoi personaggi imperfetti, ricco di dettagli apparentemente irrilevanti, ci si sente a casa.

Se avrete la pazienza di ascoltare, come fa la protagonista, e di lasciarvi cullare dalla scrittura ipnotica dell’autrice, scoprirete in questo libro un gioiello nascosto che, come ha giustamente detto Jeffrey Eugenedis: “Vi rivelerà la verità raccontando tutto e niente al tempo stesso”.

Questo libro è per chi non ha fretta, e per chi riesce ancora ad emozionarsi per le piccole cose, come una parola gentile detta da uno sconosciuto.