Visioni d'insieme

La poesia salverà il mondo

La poesia salverà il mondo

Un bivio, due strade ugualmente valide da percorrere e poi una scelta che cambierà il corso degli eventi, di ciò che siamo e saremo.

“Con un sospiro mi capiterà di poterlo raccontare, chissà dove tra molti e molti anni a venire: due strade divergevano in un bosco, e io, io ho preso quella meno battuta, e da qui tutta la differenza è venuta” scriveva Robert Frost ne La strada non presa, versi di chi sceglie la strada meno battuta.

Una poesia come monito, proclama, manifesto, in un irrelato bilanciamento tra ciò che è vero e ciò che è un verso. 

Seamus Heaney nel suo discorso di accettazione del premio Nobel per la Letteratura citò un verso di Archibald MacLeish “una poesia dovrebbe essere uguale a / non verità” e su quello realizzò il suo castello. “Come orgogliosa proclamazione del dono che ha la poesia di dire la verità, ma dirla in modo obliquo, è sia convincente sia disciplinare. Tuttavia ci sono tempi in cui subentra una necessità più profonda, in cui vogliamo che la poesia possieda non solo una piacevole correttezza, ma una stringente saggezza, che non sia solo una sorprendente variazione eseguita sul mondo, ma una riaccordatura del mondo stesso. Vogliamo che la sorpresa sia transitiva come il colpo spazientito che inaspettatamente ripristina l'immagine sullo schermo del televisore, o la scarica elettrica che riporta al giusto ritmo il cuore in fibrillazione. Vogliamo quel che voleva la donna in fila davanti al carcere di Leningrado, livida per il freddo e bisbigliante per la paura, quando vincendo il terrore del regime di Stalin chiese alla poetessa Anna Achmatova se potesse descrivere tutto ciò, se la sua arte potesse esservi pari…un bisogno di poesia che meritasse la definizione che ne ho dato poc’anzi, di un ordine coerente con l’impatto della realtà esterna e sensibile alle leggi interiori dell'essere del poeta”. Sempre in bilico tra una verità che sia soltanto sua e un bisogno di assoluto, toccato secondo Heaney dalla poesia necessaria: “toccare nel profondo la nostra natura, contemplando allo stesso tempo la natura non empatica del mondo cui essa è costantemente esposta…saper persuadere della propria validità quella parte vulnerabile della nostra coscienza, a dispetto di quanto attorno ad essa sembri invalidarla; ricordarci che noi siamo cacciatori e raccoglitori di valori, e le nostre stesse solitudini e angosce sono meritevoli, in quanto anch'esse attestano la nostra autentica umanità”.

Poesia è bellezza gridano i poeti, “La bellezza salverà il mondo” disse Dostoevskij facendo vacillare anche i suoi più accaniti seguaci. 

Aleksandr Solzenicyn a lungo si interrogò “Nobilitato, elevato, questo si, ma chi ha mai salvato?”. La risposta venne anche a lui con l’accettazione del Nobel, “E se l’antica trinità di Verità, Bontà e Bellezza non fosse solo una formula vuota e sbiadita, come pensavamo negli anni della nostra gioventù materialista e piena di certezze?

Se le cime di questi tre alberi convergessero, proprio come affermavano gli scolastici, ma i tronchi di Verità e Bontà troppo diretti, troppo appariscenti - venissero spezzati, tagliati, venisse impedito loro di crescere? Allora le fantastiche, imprevedibili, inattese fronde della Bellezza non si aprirebbero forse un varco e svetterebbero in quello stesso posto, realizzando così il compito di tutte e tre? In questo caso, l'affermazione di Dostoevskij - ‘la bellezza salverà il mondo’ non sarebbe una frase come un’altra, ma una profezia. Dopotutto, a lui, uomo di straordinarie illuminazioni, venne concesso il dono di vedere molto”.

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