Inchiostro di Puglia, ironia ‘dialettale’ che unisce

Inchiostro di Puglia, ironia ‘dialettale’ che unisce

Michele Galgano un pugliese a Milano anima del blog di successo

Michele Galgano è l’anima di Inchiostro di Puglia, un blog, social network, un libro, un progetto: promuovere la lettura ma anche l’identità, creare comunità di pugliesi, di Puglia e del mondo. Lingua madre il pugliese nelle sue declinazioni, prendono vita così post, molte volte ironici, dei modi di dire che sono radici comuni all’intero territorio regionale, e il dialetto non separa ma unisce. Ha qualcosa di incredibilmente moderno, social, il tratto autentico del linguaggio sintetico e sentimentale che Inchiostro di Puglia esporta nel mondo, qualcosa che accomuna e fa sorridere, perché sorridendo si affronta un cielo cupo e un orizzonte senza mare. L’anima di Inchiostro di Puglia, Michele Galgano, pugliese a Milano, ha risposto alle nostre domande.

Come nasce Inchiostro di Puglia?

Inchiostro di Puglia nasce nel 2015 come un progetto di nicchia ed ora conta 500mila iscritti sui social media. Inizialmente il progetto era orientato alla letteratura,  che parlava di lettura in una regione, la Puglia, in cui si legge pochissimo. In un momento in cui esportavamo narrativa in tutto il mondo con Donato Carrisi  e con Nicola Lagioia che vinceva lo Strega, abbiamo deciso di fare un evento che parlava di letteratura. Ho poi pensato di dare una svolta più pop al progetto affinché arrivasse a tutti, anche a chi non legge e abbiamo iniziato a parlare di modi di dire e tradizioni.  

Per due mesi le stazioni di Milano e Roma e gli aeroporti di Italia hanno proiettato le frasi di Inchiostro di Puglia. Abbiamo fatto un libro a sostegno delle piccole librerie, che stanno scomparendo, che ha venduto più di 10mila copie. Il progetto inizialmente prevedeva che i proventi della vendita del libro andassero alle piccole librerie ma ad un certo punto il libro è finito su Amazon e lo scopo si è un po’ perso. Il libro sarà però pubblicato in Germania con una grossa casa editrice e la prossima estate verranno in Puglia per realizzare il booktrailer che anticiperà l’uscita del libro.

Avete coniato una lingua?

All’inizio volevo scrivere i modi di dire del nostro italiano regionale. Ma mi trovavo davanti la barriera dei dialetti. È difficile infatti che un’abitante del capo del Salento che si esprime nel suo dialetto possa farsi capire da un foggiano e viceversa. Quindi è nata l’idea di scriverli in un italiano che non esiste ma comprensibile sull’intero territorio regionale.  Nei commenti ai post ognuno risponde nel proprio dialetto.  È stata una vera sorpresa scoprire come questi modi di dire siano stati condivisi dagli utenti. Soprattutto i fuorisede.  Ci sono 4 milioni di pugliesi nel mondo, una Puglia fuori dalla Puglia. Tra di loro quelli che sono andati via perché dovevano sono i più nostalgici. Mi arrivano regolarmente migliaia di lettere di pugliesi che vivono fuori dalla Puglia e vengono condivise da due milioni di persone. Ciò dimostra che c’è una radice comune ancora viva e molto sentita.

I vostri post sono molto ironici, forse perché l’ironia appartiene ai pugliesi?

Noi siamo così, non parliamo così. Nei nostri modi di dire c’è tutta la nostra ironia, il fatalismo, il modo di approcciare la vita. C’ è una sfumatura di sentimenti. C’è tutta una situazione di sentimenti nei nostri modi di dire che non è facile spiegare a chi non è pugliese. Ogni regione  ha il suo linguaggio le sue bellezze. Poi c’è l’ironia che è un modo di approcciare la vita. Le nostre espressioni dialettali sono fantastiche e questo mio interesse mi ha portato a conoscere tante persone anche studiosi ed esperti della lingua. Quando ho scritto le frasi in dialetto per i Baci Perugina ho avuto il riconoscimento per Inchiostro di Puglia del ruolo di uno dei social più influenti per il recupero dei dialetti. Oggi il blog è molto attivo, si sviluppano discussioni.Oggi sta tornando la riscoperta dei modi di dire.

Come sono i pugliesi nel mondo, quale il tratto comune?

Siamo nostalgici. A chi è lontano dalla Puglia mancano il cibo, gli affetti, il clima, il mare, l’ambiente, il linguaggio. E soprattutto i modi di dire perché alcune espressioni sono solo nostre.

Tra le vostre iniziative la Notte di Inchiostro di Puglia. Come è cambiata negli anni?

La Notte di Inchiostro di Puglia che si tiene il 24 aprile è nata cinque anni fa con poche persone ed ora ha raggiunto mezzo milione di partecipanti. Ci mancano le forze per stargli dietro.Cinque anni fa abbiamo pensato di fare una nostra notte della lettura dove chiunque volesse poteva organizzare un evento nel suo paese. Abbiamo aperto un format di iscrizione. Negli anni è diventata sempre una cosa più grossa. Due anni fa la Notte di Inchiostro di Puglia si è tenuta in contemporanea in 100comuni pugliesi con il coinvolgimento di associazioni e scuole. Un evento quasi ingestibile da seguire che ci ha portato poi a ripensare il tutto e questo anno siamo tornati alle origini. Ci sarà  solo nei 15 - 20 comuni che l’hanno sempre fatta ed ho chiuso le iscrizioni a chi non aveva mai partecipato. C’è un dato disarmante però. Il primo anno parteciparono tantissime librerie. Nel giro di cinque anni l’80 per cento di quelle librerie sono morte. La libreria non può essere trattata alla stregua di qualsiasi attività commerciale, perché fa cultura e non può pagare le stesse tasse di uno che fa kebab. L’idea di essere controcorrente può fare la differenza, ma la cultura non rende, perché nessuno legge più, e non compra più.