Il lampascione, per trovarlo basta seguire il fiore

Il lampascione, per trovarlo basta seguire il fiore

La loro presenza, in terra di Puglia, è segnalata da piccoli fiori che si riconoscono, tra l’erba, per grazia e colore, un viola intenso.

Trovato il fiore, inconfondibile, trovato lui, il lampascione, lì sotto terra,  almeno 20 centimetri di profondità. Piccolo bulbo dal sapore indeciso, dolciastro con retrogusto amarognolo, non è per tutti i palati. Raccoglierlo è un avventura da non fare a mani nude, ci vuole esperienza per scavare il terreno ed estrarre il bulbo nella sua interezza.

Pulirli poi è operazione meticolosa. Sottrarre terra e radici per poi lavarli accuratamente. In qualunque modo si decida di consumarli, i lampascioni, piccola croce incisa con il coltello alla loro base, devono riposare in acqua per almeno un’ora perché rilascino un po' del loro liquido amaro. Poi si lasciano bollire in acqua e aceto, un pizzico di sale, e una volta raffreddati si immergono in olio, una spolverata di peperoncino e son pronti per essere consumati, o conservati per lunghi periodi. Il 19 marzo sono una delle pietanze delle tradizionali Tavole di San Giuseppe.

Un bulbo ricercato, il lampascione, per il suo sapore e per le sue proprietà benefiche, adatto alle diete ha proprietà diuretiche ma a leggere Ovidio il lampascione è utile nell’arte amatoria. Sarà per questo che nei mercati, nonostante il prezzo, vadano a ruba.

I lampascioni (Leopoldia comosa) detti anche cipollacce turchine, cipolle canine, cipolle col fiocco, giacinti dal pennacchio, sono bulbi della famiglia delle Liliaceae, diffusi in Puglia ed anche in Basilicata. Contengono amido, potassio, fosforo, calcio, ferro, manganese, rame e magnesio. Mangiarli è una passione, raccoglierli una fatica ripagata dal loro sapore. Non resta che cercarli, lì dove c’è il fiore.