Fico d’India, spine a proteggere bontà

Fico d’India, spine a proteggere bontà

Le spine, insidiose e dolorose, a rendere difficile la raccolta. Le spine a proteggere, delimitare, impedire accessi. Le spine a scoraggiare.

Le trovi  accanto ai muri di cinta, lungo confini, a segnare proprietà. Le piante di fico d’India, alte anche cinque metri, si colorano in estate con i loro frutti, giallo-arancio, bianco, rosso porpora. Raccoglierli è un impresa come sbucciarli, ma poi affondare un morso nella tenera polpa è addentare bontà. Polpa carnosa piena di semini che solo un folle può decidere di sottrarli uno dopo l’altro per farne dolce marmellata da portare in dono a chi ha un debole per il prezioso frutto. Follia e pazienza.

Il fico d’India resiste alla siccità, al sole caldo e asfissiante, si innalza al cielo con forza leggera, cede centimetri al peso dei suoi frutti, e alla sua ombra trova ristoro il gatto in un pomeriggio assolato.

Eppure da qualche tempo lungo le strade, nelle campagne, si notato non di rado dei cedimenti, seguenti ad ingiallimenti delle cosiddette pale, poi la pianta si affloscia su se stessa.

Non sopravviverei alla loro estinzione. Perché il frutto del fico d’india non ha eguali, è buonissimo, da mangiarne all’alba, colto alla prima luce del mattino, coperto di rugiada, quando le spine fanno meno paura, quando basta una foglia, di fico, a proteggere le mani.

Fico d’India, sotto le spine un frutto dolce, squisito. Sotto le spine, verde mangime per i bovini. Sotto le spine, pale riserva di acqua. Sotto le spine.

Ora sì, ho una gran voglia di sulfarina, sanguigna e muscaredda.