Tutti i baccelli di una fava

Tutti i baccelli di una fava

Se gli ultimi giorni di aprile non sono piene, i primi giorni di maggio saranno dure. Ma cosa? Le fave.

Nei loro baccelli perché siano perfette, non devono essere troppo piccole e non troppo grosse e mature. Tutto ha un suo tempo, di semina e di raccolta e la fava non fa eccezione. Tra le tante tipologie che affollano le campagne, se ne distinguono, in Puglia, due: quella di Carpino in provincia di Foggia e quella di Zollino in provincia di Lecce. La prima è buona a maggio, ed anche secca conserva un colore verdastro, la seconda pronta in aprile, da secca tende al marrone. Da bambini quando si adora la terra e non si temono gli insetti, è un gioco raccoglierle, aprire il baccello e mangiarne i semi, le mani si coloreranno un po’ ma che importa? Piccolo fastidio evitabile rompendo il baccello prima di ogni seme e con una pressione leggera far saltare la ‘fava’ direttamente in bocca. 

Che gioco divertente saccheggiare le piante prima che arrivi il tempo giusto della raccolta! Giochi che crescendo non si fan più, si attende il fruttivendolo per comprarle. Eppure quelle piante alte anche 50 centimetri sono invitanti e poi sono così audaci, non occorre dare loro acqua. Gestiscono sapientemente quella piovana. Per questo capita sovente di osservare campi destinati a questa coltura un po’ ovunque, nell’orto dietro casa, in una porzione di terreno destinato a semina. Buone le fave fresche e verdi da mangiare crude con un pezzo di formaggio, o cotte con un rametto di menta ad insaporire, o ancora con i carciofi. Da secche legumi da consumare in inverno cotte in una pignatta di creta al fuoco lento della brace su un camino. Possono piacere in tutti i modi oppure solo verdi ed hanno un elevato potere energetico. Riaffiora alla memoria la vecchia storia di suocera e nuora, in una tiepida mattina di metà maggio, pronte a cogliere baccelli dal terreno a poche centinaia di metri da casa, da destinare al pranzo. Dell’anziana donna sdentata che colto il baccello mastica fave. E della nuora che voltandosi più volte e osservando la suocera masticare fin dall’arrivo ritiene sia sufficiente la raccolta pur di evitare che la stessa consumi tutti i frutti della terra. Così si preparano a tornare è proprio lì all’ingresso del campo, l’anziana donna esclama "qua vi presi e qua vi lascio". Troppo mature le fave, a metà maggio, non più tenere, ma dure. Troppo ingorda la nuora.

Ed ora che la memoria ha smesso di aprire cassetti ecco le fave, cottura raggiunta, ottimo contorno in questo giorno.