Chiacchiere di carnevale, friabile bontà

Chiacchiere di carnevale, friabile bontà

Facciamo due chiacchiere, allegramente, sotto una pioggia di coriandoli, mascherina in faccia per nascondere il volto. Non devono riconoscerci.

In strada di maschere non se ne vedono più, né ciurme di ragazzi suonare ai campanelli, chiedere loro “chi  è?” e aspettare la risposta “vuliti masci?” (volete mascherati). Farli accomodare e sentirli intonare antiche filastrocche “su venutu cu te dicu cu te taiu lu vuddricu, te lu taiu rasu rasu cu me dai na pezza de casu. Te lu taiu finu finu cu me dai nu bicchieri de vinu”. No, che al tempo dei social network, le feste in maschera sono per bimbi e per nostalgici. Là dove la tradizione resiste si trasforma in arte, carnevale di Venezia, Viareggio e tanti altri. 

Facciamo due chiacchiere, tra i bambini festanti Goku ha sostituito Arlecchino e Pulcinella non c’è più, né PantaloneColombina, resistono in perdute remote zone. Fuori il vento di tramontana piega alberi e scuote finestre. I carri allegorici del giovedì grasso tornano nei capannoni. Mangiamo allora da oggi a martedì, ultimo giorno di Carnevale poi le Ceneri a segnare l’inizio della Quaresima. E sì facciamole due chiacchiere. Basta poco, farina, uova, zucchero, un liquore forse, dipende dai gusti dalle ricette di tradizione, olio per friggere e zucchero a velo. Il segreto è nella sfoglia questa sì che deve essere leggera, sottile, impalpabile. Le chiacchiere fritte friabili al morso si sfalderanno tra lingua e palato. 

Le altre, di chiacchiere, sospinte dal vento lasceranno strascichi di polemiche e giudizi, se cattive,  riempiranno d’odio e di rancore se pesanti e non pensate. Dovremmo fare due chiacchiere lievi, come queste dolci, sottile bontà. Basterebbe solo un pizzico di leggerezza.