Francisco Goya, colore e ombra

Francisco Goya, colore e ombra

Luce e ombra, lumi e tenebre. Presenze, visioni, incubi prendono vita sulle tele, restituiscono l’immagine di un reale che non tutti vedono.

Francisco Goya usa sapientemente la luce e le tenebre per descrivere la serenità e le inquietudini che negli anni in cui visse attraversarono la Spagna, sua nazione,  l’Europa e l’America. Dal 1746 anno in cui nasce, al 1828 anno in cui muore, nascono gli Stati Uniti d’America, scoppia la rivoluzione francese, Napoleone invade la Spagna, Carlo IV abdica in favore di Ferdinando VII, la Battaglia di Waterloo e il congresso di Vienna segnano la Restaurazione e in Spagna si attiva il tribunale dell’Inquisizione.

Goya osserva tutto questo e non può restare indifferente,  il suo percorso artistico si evolve con il modificarsi delle sue idee, gli spazi bui si animano di elementi interiori sui quali la ragione cerca di porre luce. Nell’arco della sua vita conosce quattro sovrani e due rivoluzioni e la sua arte cambia nettamente. Le opere spensierate della giovinezza lasciano spazio alle opere mature nelle quali le crudeltà si manifestano in tutta la loro efferata atrocità. Dai suoni al silenzio, in equilibrio tra ragione e follia.

Dal Ballo sulle rive del Manzanare a Il colosso il salto è evidente. Se nel primo l’aria è serena, i colori caldi, nel secondo dominano le tonalità scure e il gigante si erge a difesa di un popolo in fuga.

Goya è un abile ritrattista, ricompone sulle tele l’essenza dei protagonisti così come riesce perfettamente a traslare nelle sue opere mature la ferocia degli umani intendimenti. Dipinge anche i muri della sua casa, pitture nere, come Saturno che divora i suoi figli.

Tra le sue opere più note la Maya desnuda e la Maya vestida dove bellezza e sensualità prevalgono e sprigionano la loro forza, in un gioco che non è scoprire ma vestire.