Un violoncello sull’Himalaya, Flavia Massimo

Un violoncello sull’Himalaya, Flavia Massimo

Quasi per caso assisto ad un concerto di una cantautrice italiana in un luogo rinato a nuova vita e ne rimango colpita. 

Si imprime in me la sua bravura, ma anche il talento dei due musicisti che l’accompagnano nel sul progetto musicale “Grazie dei Fiori”.

Un tastierista e una violoncellista, Flavia Massimo 33 anni, una vita dietro le quattro corde del suo violoncello. 

Flavia nasce a L'Aquila e della bellezza della sua terra mantiene una memoria intatta, che questi ultimi dieci anni non hanno scalfito. Anzi, hanno amplificato il suo desiderio di mostrare al mondo le bellezze del suo Abruzzo. Lo fa suonando il suo violoncello, in luoghi incontaminati e paesaggi che conservano intatta la loro poesia, attraverso il festival Paesaggi Sonori, di cui è direttrice artistica.

Tutto ciò che fa lo fa con quello strumento troppo grande per passare inosservato. Uno strumento antico che lei fa risuonare su note moderne. 

Si forma al conservatorio de l'Aquila e poi negli anni ha suonato al teatro Piccolo di Milano, al Brancaccio e all'Auditorium Parco della Musica di Roma e naturalmente nella sua città, al teatro comunale. Gira il mondo e se nell'orchestra siede alla destra del direttore, quando si esibisce da solista il palco è tutto suo. Come ora, che è in Nepal ospite del Seashells on the mountains, il festival musicale promosso da We all should play, associazione di Kathmandu nata per creare una rete di artisti che travalichi i confini geografici.

Così tra le conchiglie dell'Himalaya Flavia fa scorrere l'archetto sulle corde, le note del suo ultimo progetto musicale, Celloop, salgono al cielo. Sempre in bilico tra musica classica e suoni contemporanei, il violoncello incontra l'elettronica e si intreccia alla voce di Marta del Grandi salendo sulla vetta dell'Himalaya e sin oltre, tra le stelle.