Bodini al Salone del Libro

Bodini al Salone del Libro

“Qui non vorrei morire dove vivere mi tocca, mio paese, così sgradito da doverti amare”, ed invece morirò proprio qui in questo Stato che discute di fascismo e antifascismo, come se si potesse riscrivere la storia, restituendo significati nuovi ad eventi che di tragicamente nuovo non hanno niente. Il verso l’ho chiesto in prestito a Vittorio Bodini, a lui la Regione Puglia dedica un omaggio al Salone del Libro di Torino, in un silenzio quasi fastidioso su discussioni di grande attualità.

A lui, poeta sconosciuto alle grandi antologie per liceali, a lui e “allo spirito guida di Alessandro Leogrande sul significato di identità culturale e il ricordo di Carmelo Bene”. E tace mentre gli intellettuali si son divisi se esserci o non esserci a questa trentaduesima edizione del Salone che pubblicizza così tanto la presenza di un editore, Altaforte, che è libero di editare interviste a vicepremier ma che non può, neanche lui, riscrivere la storia di sangue e oppressione. E ha fatto bene chi ha scelto di esserci per riempire il vuoto delle coscienze di chi non ha letto neanche la Costituzione. Lì, al Salone dove si presentano libri, lì dove avrebbe dovuto esserci un sussulto, non rivoluzionario, ma colto, lì dove la polemica social ha dato il meglio di se scatenando polemiche, lì spettacoli già visti avrebbero oggi dovuto cedere il passo a un messaggio più chiaro. La letteratura educa eppure siamo così distanti da quella volontà reazionaria che ha portato alla costruzione di uno stato in cui essere liberi. 

Oggi, dopo settimane di polemiche, apre il Salone e allora leggiamo e  “Morta, non morire di più”.