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Il lungo viaggio di Sidney Poitier

Il lungo viaggio di Sidney Poitier

Sidney Poitier è salito due volte sul palco degli Oscar.

La prima il 13 aprile del 1964 quando Anne Bancroft gli consegnò il premio come miglior attore protagonista per la sua interpretazione ne I gigli del campo.

È stato il primo afroamericano a vincere in quella categoria e il secondo in assoluto a vincere un Oscar, la prima fu Hattie McDaniel, che vinse come miglior attrice non protagonista nel 1939 per Via col vento. Era già stato candidato nel 1959 per La parte di fango, vinse David Niven per Camere separate, nella cinquina c’erano anche Tony Curtis co-protagonista di Poiter, Paul Newman per La gatta sul tetto che scotta e Spencer Tracy per Il vecchio e il mare. Avrebbero potuto vincere tutti e nessuno avrebbe avuto da ridire.

Nel 1964 vince. Paul Newman candidato per Il selvaggio non vince ma è tra quelli che più applaudono l’amico e collega. La sua vittoria fu un momento di svolta per il cinema e per tutta la società civile. Sidney Poitier sale sul palco del Santa Monica Civic Auditorium sommerso dagli applausi, deve aspettare un po’ per parlare, l’ovazione pubblica non si ferma. Anne Bancroft quando legge il suo nome ride di cuore, poi gli dà un bacio sulla guancia per congratularsi con lui. Generando scandalo tra i conservatori. Poitier si mise in tasca tutte le possibili critiche e arriva sul palco con il suo più scintillante sorriso. Pronunciando poche parole Poiché il viaggio per arrivare a questo momento è stato lungo, sono naturalmente debitore verso innumerevoli persone”. E se quel timido e fugace bacio sulla guancia fu scandaloso, tre anni dopo fece infuriare l’America conservatrice con il primo bacio interraziale del cinema in Indovina chi viene a cena con Katharine Houghton.

Su quel palco torna con la stessa fierezza, un nirvana in carne e ossa il 24 marzo 2002. A premiarlo con l’Oscar alla carriera un visibilmente commosso Denzel Washington. La platea si alza in piedi e gli celebra una standing ovation interminabile. Lui li guarda e dice “Sono arrivato ad Hollywood all'età di 22 anni, in un'epoca molto diversa da oggi. Un tempo in cui le probabilità che io potessi essere qui, stasera, cinquantatré anni dopo, non sarebbero state a mio favore. Allora non era stata tracciata alcuna via per dove io sperassi di andare. Nessun percorso visibile che potessi seguire. Nessuna consuetudine a cui accordarmi. Eppure sono qui stasera al termine di un viaggio che, nel 1949, sarebbe stato considerato praticamente impossibile e che in realtà non sarebbe mai stato messo in moto se non ci fossero state un numero incalcolabile di scelte coraggiose e altruiste fatte da una manciata di visionari americani. Registi, scrittori e produttori; ciascuno con un forte senso di responsabilità civica verso i tempi in cui ha vissuto; ciascuno senza paura di permettere alla propria arte di riflettere le proprie opinioni e valori, etici e morali, e inoltre di riconoscerli come propri. Sapevano che le probabilità erano contro di loro e che i loro sforzi erano enormi e probabilmente avrebbero potuto rivelarsi troppo alti per essere superati. Eppure quei cineasti hanno perseverato, parlando attraverso la loro arte al meglio di tutti noi. E ho beneficiato del loro impegno. L’industria ha beneficiato del loro impegno. L’America ha beneficiato del loro sforzo. E in modi grandi e piccoli, anche il mondo ha tratto beneficio dai loro sforzi. Pertanto, con rispetto, condivido questo grande onore con il defunto Joe Mankiewicz, il defunto Richard Brooks, il defunto Ralph Nelson, il defunto Darryl Zanuck, il defunto Stanley Kramer, i fratelli Mirisch – in particolare Walter, la cui amicizia è al centro stesso di questo momento: Guy Green, Norman Jewison e tutti gli altri che hanno contribuito a modificare le probabilità per me e per gli altri. Senza di loro questo momento memorabile non si sarebbe realizzato e i tanti eccellenti giovani attori che lo hanno seguito in modo ammirevole forse non sarebbero arrivati dove sono arrivati arricchendo la tradizione del cinema americano come hanno fatto. Accetto questo premio in memoria di tutti gli attori e attrici afroamericani che mi hanno preceduto negli anni difficili, sulle cui spalle ho avuto il privilegio di stare per vedere dove sarei potuto andare. Il mio amore e i miei ringraziamenti vanno alla mia meravigliosa, meravigliosa moglie, ai miei figli, ai miei nipoti, al mio agente e amico Martin Baum. E infine, a quei membri del pubblico di tutto il mondo che hanno riposto la loro fiducia nel mio giudizio di attore e regista, ringrazio ciascuno di voi per il vostro sostegno nel corso degli anni. Grazie”.

Il pubblico è in visibilio, il figlio di un coltivatore di pomodori delle Bahamas sale sull’Olimpo, Dio tra gli dei.

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