Visioni d'insieme

I venti, Mario Vargas Llosa

I venti, Mario Vargas Llosa

Ironico, malinconico, di una leggerezza inaspettata per un anziano che ormai dimentica la strada per tornare a casa.

Afflitto da venti inopportuni che soffiano nei momenti meno appropriati, che si siede su una panchina e si addormenta e che solo, senza più il suo grande amore, l’ex moglie Carmencita, vive una vita allietata solo dagli incontri con il suo unico amico Osorio.

Mario Vargas Llosa sa, come tutti i grandi scrittori, cos’è la leggerezza e plana sulle cose nel suo postumo I venti, tradotto da Federica Niola ed edito da Einaudi.

Un ex giornalista ormai 90enne, si perde nella nebbia della sua mente e nella fragilità del suo corpo, ma resta lucido nella sua disincantata critica alla società in cui vive dove la tecnologia offre una illusione di libertà effimera e pericolosa, dove le persone hanno perso l’umanità e sono incapaci di accorgersene.

Un libro crepuscolare, come è stato definito eppure beffardo e irriverente come sarebbe un ragazzino di 14 anni.

Un libro che mantiene traccia della sua personalità, dello scrittore vincitore del Nobel per la letteratura in alcune rapidi e inaspettati momenti “A volte penso che, senza rendermene conto, ciò che accade intorno a me mi contamina”.

Lo stesso uomo che durante la sua lunga vita si è candidato alla presidenza del Perù, ha sposato una zia acquisita e poi sua cugina e ha preso a pugni Gabriel Garcia Marquez, mettendo fine così alla loro amicizia. Facile identificarlo con il personaggio del suo breve racconto che affronta la disfatta fisica con un disincanto quasi paradossale.

Un libro piccolo come un respiro.

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