
www.pressinbag.it è una testata giornalistica iscritta al n. 10/2021 del Registro della Stampa del Tribunale di Bari del 10/05/2021.
Bianca, morbida, preziosa. Affondare un cucchiaio e poi assaporare lentamente, come tornare al passato, ad una storia narrata e ascoltata.
La ricotta da latte vaccino, ovino, caprino, misto, di bufala, bianca soffice, sorprendente, da abbinare alla pasta, ad una frittella con anche un po’ di zucchero, nella pastiera, nel cannolo, in una crostata con le pere, in una torta al cioccolato o semplicemente mangiarla a cucchiaiate. Infinite variazioni di gusto, di sperimentazioni.
Una nuvola che nasce dalle proteine del siero del latte, la parte liquida che si separa dalla cagliata. Un tempo bastava riscaldare il siero aspettando che affiorasse la ricotta, da prendere e sistemare in cestini, con fori, di vimini, oggi in plastica per alimenti.
La ricotta la si faceva in casa, chi aveva una capretta o una pecorella, chi una mucca, prima il latte e poi la ricotta fresca, dopo iniziava la produzione di formaggio fresco o da stagionare. Un grosso recipiente sul fuoco, pazienza e sapienza, attesa e arte. Semplice alimento, pochi grassi tante proteine, necessarie un tempo indispensabili. Viene dal passato la ricotta e aspetta oggi dietro il vetro di un bancone del supermercato di essere acquistata, altro gusto meno sapore di quella dei ricordi d’infanzia, delle storie raccontate nei pomeriggi estivi all’ombra degli edifici che ne conservavano la memoria.
Bianca come una nuvola in un cielo azzurro, bianca come un fiocco di neve. La ricotta aspetta di essere scoperta e poi crea un legame, indissolubile, resiliente e resistente nel tempo.

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